Il Circo dei Meccanici – Quarta e ultima parte

 
Ed ecco l’ultima parte de Il Circo dei Meccanici. Se vi è piaciuto, non dimenticate di commentare! E se trovate errori, o incongruenze rispetto alle parti precedenti, vi invito a segnalarmele! Buona lettura! 
Gyk non ricordava nemmeno come fosse entrato nel tendone, dopo la decapitazione di Sknoll. Era troppo scioccato per rendersi conto di dove i piedi lo stessero portando. Fatto sta che si ritrovò tra le prime file, pressato dalla ressa, vicino al palco interno su cui Karid aveva fatto trasferire se stesso e il suo scranno. Otto guardie in armatura alla sua sinistra e altre otto alla sua destra, armate di scudo e lancia, vigilavano attentamente la folla, alzando il pugno se qualcuno accennava un movimento sospetto. Karid stava in mezzo a loro, con la corona d’oro incendiata dalle torce e il viso luciferino rilassato, carico di gioia sprezzante. Sapeva che il suo potere ora non aveva più limiti.
Gyk non aveva nemmeno la forza di odiarlo. Il fuoco che gli aveva attizzato il cuore quando aveva visto il corpo di Sknoll giacere esanime, un fuoco che era un’esortazione alla rivolta, si era già spento. Guardando i suoi compagni, si accorse che anche i loro animi erano svuotati. I volti degli abitanti erano il ritratto della rassegnazione. Gli occhi vuoti, apatici, si posavano con poco interesse sulle ballerine e sui giocolieri che avevano già iniziato a dare spettacolo, sulle note penetranti di un sitar. Un mangiatore di fuoco eruttò dalla gola una colata di fiamme, che sfiorò Gyk per un soffio. Il ragazzo socchiuse gli occhi e si augurò di risvegliarsi altrove. Quando la fiamma si estinse, nel tendone si udirono dei flebili battiti di mani; qualcuno si era già dimenticando di Sknoll e si stava godendo lo spettacolo. Qualcuno addirittura sorrideva. Gyk li guardò con rabbia, perché lui avrebbe ricordato per sempre il sacrificio del fuorilegge.
I mangiatori di fuoco si unirono in cerchio e crearono una portentosa bolla di fuoco che si gonfiò fino ad esplodere in una miriade di vapori violacei. Un oooooh si alzò dalla folla e Gyk fu costretto a battere le mani, rapito da quel trucco. Poi fu il turno dei prestigiatori veri e propri. Gyk rimase a bocca aperta quando un affascinante mago del Nord, un vecchio segaligno con una folta barba bianca, si sfilò dall’orecchio un serpente velenoso e con un rapido schiocco delle dita lo tramutò in acqua. Gyk rise con gioia, cullato dall’estasi. Karid aveva l’aria soddisfatta e quando il mago ebbe finito, lo ringraziò con un cenno del capo.
Si esibirono altri maghi, provenienti dai mille regni che costellavano la terra. Ognuno portava una magia diversa, suscitando l’ammirazione della folla. Il culmine dell’eccitazione venne raggiunta quando un mago dell’Est si fece cospargere di olio e si gettò nelle fiamme di una pira. Sparì in una fiammata, per poi ricomparire, incolume, sul lato opposto del palco. Un boato della folla si alzò quando il mago, con falsa umiltà, si esibì in un cerimoniale inchino di ringraziamento. Gyk si unì al coro di ammirazione che saliva dalla folla, un’eruzione di grida di felicità e stupore. Il ragazzo non osava neppure respirare, per paura di distrarsi ed interrompere lo spettacolo.
Nel frattempo la testa di Sknoll, infilata sopra una picca al centro della piazza, era stata invasa da un nugolo di zanzare e mosche del deserto.
Gli applausi ora facevano tremare il terreno e salivano fino al cielo, così che nel deserto il silenzio era stato sconfitto per la prima volta.
Improvvisamente si aprì un sipario, che fino a quel momento era restato completamente celato, e ne uscirono fuori i Dieci Saggi, i più grandi inventori del mondo, accompagnati dai loro apprendisti e dalle loro creazioni. Karid si protese ancora di più in avanti, per poi abbandonarsi sulla sedia, visibilmente impaziente e annoiato. Il turno della Ballerina non era ancora arrivato.
Sulle note dell’Orchestra Meccanica, sfilarono le macchine, automi dalle sembianze umane che si comportavano come esseri umani, suscitando in alcuni stupore e in altri un brivido di avversione. Tra il furore generale, due automi combattenti improvvisarono un duello di spada; si trapassarono più volte all’altezza del cuore, ma non caddero mai. Non potevano veramente morire. Alla fine il più grosso dei due fu costretto a finire l’altro tagliandolo in mille pezzettini; alcuni di questi si muovevano ancora quando i Dieci Saggi proclamarono il vincitore.
E di colpo le torce nel tendone si spensero. Un ipnotizzante profumo di incenso si levò nell’aria, magico come le notti nel deserto. L’Orchestra cambiò melodia: una romantica sinfonia affidata alla musica struggente degli archi commosse il cuore degli spettatori, facendo affiorare qualche lacrima negli occhi di chi l’amore l’aveva trovato e già perduto. Le tende si misero a danzare, sospinte da un alito di vento, infine si spostarono, sistemandosi ai lati del palco in uno sbuffo di tessuto. Dall’ombra delle quinte avanzò la Ballerina.
Non era come Gyk se l’aspettava. Era molto più bella. Il più abile tra i pittori non sarebbe riuscito che a catturarne solo una pallida immagine, un vacuo riflesso. Era così rapida ed aggraziata mentre ballava, da sembrare un’ombra. Eppure era lì, tangibile, reale e desiderabile.
Danzava con grande leggiadria, volteggiando davanti agli occhi della folla, che era improvvisamente ammutolita e la guardava con occhi lucidi e bramosi. Le fiamme delle torce furono sul punto di spegnersi  ancora una volta, quando lei passò sul bordo del palco; e sembrava anch’essa una fiamma, un guizzo di fuoco che aveva assunto sembianze umane.
Gyk cercò di sfiorarle una caviglia di bronzo, ma lei si ritrasse, e il ragazzo afferrò solo l’aria calda che gravitava all’interno del tendone.
L’automa ballò per quella che sembrò un’eternità, e alla fine la folla non ebbe neppure la forza di applaudire. Solo allora la Ballerina si voltò e guardò Karid attraverso gli occhi blu come preziosi zaffiri. Il Tiranno provò un brivido lungo la schiena: attraverso le pupille della fanciulla riusciva a guardare se stesso. Lentamente, quasi volando nell’aria, la Ballerina si avvicinò al trono, e per un attimo fu come se l’angelo più bianco del paradiso fosse sul punto di inoltrarsi nella foresta più oscura del mondo. Karid con un gesto intimò alle guardie di abbassare le lance che loro, prontamente, avevano già messo in resta per tenere l’automa a distanza di sicurezza. Karid non temeva più nessuno, ora che il suo avversario era morto.
Gyk trattenne il respiro quando la Ballerina si avvicinò a Karid, tanto da toccargli il viso e accarezzargli la barba grigia e pungente, sinuosa e lunga come un cobra. Il Tiranno tremò al tocco gelido della donna meccanica, così simile a quello della sua nutrice, l’unica donna che lo avesse amato davvero. La Ballerina avvicinò le sue labbra taglienti come ferro a quelle frementi del Re e… prima che il manipolo di guardie potesse fare qualcosa per fermarla, estrasse dalla schiena una lama ricurva, che usò per strappare la testa di Karid con un solo, violento movimento del polso.
Già perforata dalle lance appuntite delle guardie, la Ballerina fece solo in tempo a togliersi la maschera, prima di morire: non era un automa, bensì l’amata di Sknoll. Aveva portato a termine il proprio compito, così che il sacrificio di Sknoll, che si era fatto uccidere proprio perché Karid abbassasse la guardia credendosi al sicuro, non fosse stato vano.
Gli eventi successivi sono entrati nella storia. Vi fu una sollevazione popolare nell’esatto momento in cui la testa di Karid raggiunse il legno del palco, dopo essere rotolata sui gradini taglienti del trono. Il corpo del Tiranno rimase lì, sui cuscini di broccato viola, ancora scosso dal desiderio per quella seducente ballerina. La folla inferocita massacrò i soldati e prese il controllo della città. E così la democrazia ritornò a Naarit. Ma non vi furono feste, né grida di giubilo: molto sangue era stato versato per la libertà. Gyk stesso era morto, infilzato dalla spada di un soldato, e la famiglia lo pianse per tre mesi interi.
Lentamente, la vita a Naarit ritornò. Vi fu una votazione per eleggere il Primo Governatore: vinse Tioben, il mercante di gioielli che aveva stregato la folla con l’orazione in onore di Sknoll, l’eroe che li aveva salvati tutti.
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