Windsmouth – seconda parte

E così, dopo essersi inoltrati nella boscaglia ed aver sceso uno stretto sentiero a strapiombo sul mare, Igor e Selena arrivarono alla spiaggia segreta che Edward aveva indicato loro. Era una lingua di terra, una mezzaluna sabbiosa resa splendente dalle onde del mare, sulle quali si rifletteva una luna quasi al suo culmine, tonda come una faccia.

Windsmouth – seconda parte – 20lines

faro nella tempesta

Windsmouth sorgeva su un’isola dall’aspetto davvero ospitale, con alte scogliere bianche e pianori di erba così verdi che parevano brillare sotto il pallido sole mattutino. Il villaggio, anche da lontano, aveva un che di antico, con le sue case tradizionali dai muri bianchi e dai tetti neri, punteggiati qua e là di muschio verde scuro, come un prato cresciuto nel posto sbagliato.
Igor, nonostante avesse rischiato di colare a picco con tutta la barca, si sentì subito meglio osservando la dolce linea di quelle coste. Mentre ascoltava il vento insinuarsi negli spazi vuoti fra le due vele, scorse una piccola insenatura, con un approdo in legno costruito appositamente per dare rifugio ad imbarcazioni di piccole dimensioni. Allora virò il timone e vi condusse la barca, mentre Selena, ancora impaurita, gli stringeva il braccio con forza, quasi volesse staccarglielo per vendicarsi della situazione in cui lui li aveva cacciati. Proseguirono in silenzio attraverso l’acqua piatta, grigia come una colata di mercurio. Per qualche curioso fenomeno meteorologico, la nebbia che poco prima aveva inghiottito la Blue dolphin non osava toccare le coste dell’isola, ma si era fermata ad una distanza ragguardevole, e così il mare attorno alle scogliere sembrava circondato da un anello di fumo impenetrabile. C’era solo Windsmouth, magicamente sospesa sull’acqua, e tutto attorno il nulla.
Il vento attirò l’imbarcazione nel molo deserto del villaggio e i coniugi Melville tirarono un sospiro di sollievo quando poterono assicurare la Blue dolphin con le cime e scendere a terra. Selena, ancora provata dalla tempesta, si aggrappò al braccio del marito per non finire distesa sul legno vecchio e usurato dell’approdo.
Il cuore del villaggio, anche due sconosciuti come Igor e Selena lo intuirono immediatamente, era una locanda ombrosa che in grandezza superava la mole delle altre costruzioni. Una musica allegra usciva dalle sue finestre aperte, segno che Windsmouth non era affatto un villaggio abbandonato a se stesso, come invece poteva sembrare ad una prima occhiata frettolosa. Man mano che si avvicinavano alla locanda, i coniugi Melville avvertirono anche delle voci, sia maschili che femminili, intente a cantare una filastrocca all’apparenza senza senso.

Dolce riposo, acqua salata, soffio di vento
Cara fanciulla, nella nebbia, dove andrai?
Orsù nella gola del vento vivrai
Senza tempo e senza tormento

Le voci si zittirono non appena Igor e Selena aprirono la porta di legno, rivelando la loro presenza. Per qualche istante, nel locale piombò il più cupo silenzio, simile in tutto e per tutto alla voce della nebbia, poi gli abitanti di Windsmouth eruppero in un “benvenuto” gridato con entusiasmo. La musica ricominciò, mentre i coniugi Melville vennero avvicinati da un signore alto e distinto, che scoprirono subito essere Ian Stone, il sindaco della città.
«Benvenuti amici miei – disse l’uomo con voce profonda come il mare – Cosa vi porta qui, A Windsmouth?»
I due sorrisero, rinfrancati dal caldo abbraccio del luogo e dai suoni vivaci del banjo e del violino.
«Una tempesta temo, anche se non ci dispiace affatto essere capitati in un posto di cui non conoscevamo l’esistenza.» rispose Igor.
Ian Stone fece spallucce.
«Lo so, lo so. Questo non è certo il luogo più moderno del mondo e non mi stupisco affatto se buona parte dei nostri compatrioti non ha la più vaga idea che Windsmouth esista. È parte del suo fascino, potete scommetterci.»
«Infatti…» affermò Igor, colpito dall’aspetto vetusto della locanda e della cittadina nel suo complesso. Persino i volti degli avventori sembravano quelli di persone provenienti da un tempo remoto. Gli uomini vestivano con colori che richiamavano le profondità del mare e portavano baffi non più alla moda da almeno un secolo. Le donne, allo stesso modo, sembravano uscite da una fotografia in bianco e nero con le loro gonne lunghe fin quasi alle caviglie, tutte rigorosamente scure. Ian Stone fece segno al barista che portasse due pinte di birra scura, accompagnate da altrettante fette di crostata ai mirtilli, sommerse da cirri di panna fatta in casa. I coniugi Melville non si fecero pregare, ingoiando tutto con voracità, e non si stupirono quando seppero che l’ottimo cibo era stato offerto loro e che dunque non avrebbero dovuto sborsare un centesimo.
«Avete un telefono? – chiese Igor non appena ebbe finito di pulirsi la bocca con un grazioso tovagliolo a fiori – Dovrei telefonare alla ditta che ci ha noleggiato la barca, per avvertirli che una tempesta ci ha fatto deviare la rotta. Purtroppo il cellulare qui non ha campo.»
Ian Stone fece una faccia dispiaciuta.
«Amici miei, questa è una piccola isola. Il telefono non ci è mai giunto e credo non ci giungerà mai. Per come viviamo qui a Windsmouth, quell’affare rumoroso non ci serve proprio a nulla. Il cibo lo traiamo direttamente dal mare e molti di noi sono agricoltori. Quando ci servono medicine o materie prime, i nostri cittadini più giovani salgono in barca e si riforniscono a Dover o a Brighton. Poi qui ci conosciamo tutti, e le case non sono poi così distanti l’una dall’altra. L’unica tecnologia che abbiamo permesso fosse portata sull’isola è la corrente elettrica, ma anche per quella, mio padre, il sindaco precedente, dovette sostenere più e più consigli di comunità.»
«Curioso – mormorò Selena – fate forse parte di una comunità religiosa contraria alla tecnologia come gli Amish?
«Più o meno.» rispose il sindaco e non volle aggiungere altro.
«Quando ci consiglia di ripartire?» chiese poi Igor. A quelle parole Ian Stone si fece ombroso, quasi contrariato. I suoi occhi, per qualche istante, lampeggiarono, due nuvole scure gonfie di pioggia pronte a scaricare fulmini contro un fragile veliero di legno.
«Quando sarà il momento.» rispose, criptico. Selena sussultò sulla sedia. Per quanto Windsmouth fosse accogliente, l’idea di non poter partire quando avessero voluto la riempì di angoscia.
«Il… il momento?» chiese, fissando i suoi occhi color ghiaccio su quelli verde mare di Ian Stone. L’uomo parve riacquistare la sua indole bonaria e sorrise con affabilità.
«Il momento in cui nebbia e vento si acquieteranno. La posizione di quest’isola è molto particolare, come avrete già potuto notare. Il mare e il cielo la fanno da padroni, qui a Windsmouth. Partirete soltanto quando loro ve lo permetteranno. Nel frattempo, alloggerete alla pensione Wild Wave, di cui è proprietaria Rose Scott.»
Ian Stone indicò una donna seduta poco distante e lei di rimando salutò i coniugi Melville con un gesto della mano scheletrica. Rose Scott era un’anziana signora, dalla pelle candida come neve. Magrissima, mangiava la sua porzione di torta a piccole cucchiaiate, stringendo le labbra in risposta al gusto acidulo dei mirtilli.
«La cara Rose è qui a Windsmouth da molto tempo, ancor prima che io nascessi. La sua pensioncina è squisita, vi piacerà da morire. Rose, prego, accompagna i signori…» concluse Ian, conducendo marito e moglie verso l’uscita.

Rose Scott camminava con una lentezza a dir poco leggendaria e nel tragitto fra la locanda e la pensione, peraltro brevissimo, Igor e Selena ebbero tutto il tempo di guardarsi attorno e soddisfare la propria curiosità.
Windsmouth contava poco più di un centinaio di case, tutte simili fra loro (a parte i fiori che abbellivano poeticamente ciascun davanzale) e poste in maniera precisa, rigorosamente circolare, attorno all’unica grande piazza del villaggio, uno spiazzo ellittico con al centro una fontana dal gusto barocco, raffigurante un mostro marino nell’atto di balzare dalle onde per ghermire un ignaro veliero. Selena lo trovò un po’ inquietante, e mentre oltrepassavano la piazza le sembrò che il vento proveniente dal mare si fosse trasformato in un sibilo serpentesco. Ciò le fece accapponare la pelle, la stessa sensazione che aveva sperimentato sulla Blue dolphin davanti al colore morto dell’acqua. Igor, sentendo la moglie rabbrividire, la strinse a sé e la baciò sulla fronte. Lei gliene fu grata e ricambiò, lasciando che la rabbia provata poco prima si sciogliesse definitivamente come neve al sole.
La pensione Wild Wave era esattamente come entrambi se l’aspettavano: un cottage di un solo piano con pietre a vista, un tetto bruno e tre caminetti, uno per ciascuna stanza principale. In inverno ci sarebbe stato un soave tepore, pensò Igor, immaginandosi nudo accanto a Selena, mentre fuori infuriava una bufera di neve. Di fronte all’entrata del cottage, un orto rigoglioso che profumava di garofano, lavanda e speronella.
Dopo aver aperto il cancelletto della staccionata, dipinta di bianco in un modo quasi maniacale, Rose Scott indicò ai coniugi Melville il lato est della casa, illuminato da uno smorto spicchio di sole. Sui mattoni color terra bruciata crescevano dei rovi robusti e puntuti, sempre più attorcigliati man mano che salivano verso il camino principale.
«Peccato che il mio roseto non sia già in fiore. Vi avrebbe tenuto compagnia.» mormorò la donna.
«Non si preoccupi – rispose Igor – Anche se viviamo in città conosciamo bene la bellezza della natura. Il nostro vicino di casa, un anziano fiorista in pensione, ha piantato un roseto davvero imponente, che a maggio fa impazzire tutto quanto il condominio con il suo profumo.»
«Oh, ma di rose così non ne vedrete mai più, ve lo posso assicurare.» concluse Rose, prima di aprire il portoncino della casa e infilarsi dentro con la stessa velocità di una lumaca di mare.
Il cottage aveva tre camere matrimoniali e ai coniugi Melville fu affidata quella più grande e luminosa, con una grande finestra che dava sul mare, purtroppo ancora nascosto da quell’anello di nebbia scura come pietra lavica. Rose Scott si sincerò che l’alloggio fosse di loro gradimento per poi uscire specificando che la cena avrebbe avuto luogo alla locanda, perché lì, al cottage, non avevano cuochi e la cucina era qualcosa di simile ad un residuato bellico. C’era solo Edward, spiegò Rose, il tuttofare del villaggio, che molto probabilmente avrebbero conosciuto prima di sera, quando sarebbe venuto a controllare se ci fossero cose da sistemare.
Non appena la vecchia proprietaria se ne fu uscita, Igor balzò su Selena, placcandola come un giocatore di rugby e facendola cadere sul morbido letto della stanza.
«Volevi una vacanza, e invece hai avuto un’avventura… Non ti fa sentire eccitata?» le bisbigliò, mentre le sue mani si insinuavano sotto la maglietta fino a toccarle dolcemente il seno.
«Dai Igor, siamo appena arrivati.» rispose la moglie, opponendo una flebile resistenza.
«Sai, l’aria di questo posto mi fa sentire davvero in forma.»
«Ah sì? A me invece mi fa sentire stanca. E nervosa.»
L’uomo scosse la testa.
«Non ti va mai bene niente.» ribatté, infastidito. A Selena luccicarono gli occhi.
«A me basta solo stare con te.» mormorò.
«Vorrei fosse così.» sospirò Igor.
«Che cosa intendi dire?» indagò lei.
«Lascia perdere.»
Selena corrugò la fronte, segno che non avrebbe mollato facilmente.
«No, col cavolo. Adesso me lo dici.»
Un’ombra improvvisa si mosse nella stanza. Qualunque cosa fosse, era entrata silenziosa come uno spettro. Selena urlò, rotolando all’altro capo del letto. Igor si alzò rapidamente, pronto a difendersi. Poi vide che era solo un ragazzo, un adolescente con la faccia punteggiata dall’acne. Balbettava.
«Non v-volevo s-spaventarvi. Io s-sono Edward.» si scusò lo sconosciuto.
A Igor sfuggì un sorriso. Quel ragazzo era timido come lo era lui alla sua età, e cioè prima di rendersi conto che gli ostacoli della vita non esistevano davvero, ma erano tutti nella sua testa.
«Piacere di conoscerti Edward. Rose ci aveva detto che saresti passato, ma credevamo che lo avresti fatto verso sera.»
Il viso di Edward si trasformò in una maschera di terrore.
«Shhh. N-non nominate quella d-donna. È malvagia, come lo sono tutti q-qui. Sono venuto prima p-per avvertirvi. L-lasciate questo p-posto.»
«Perché dovremmo andarcene?» ribatté Igor, poco propenso a credere a quel ragazzetto petulante.
«Non p-posso parlarvi adesso: lei è a-ancora qui. Stasera, alle n-nove, giù alla s-spiaggia ad ovest. Prendete il sentiero che t-trovate qui, a fianco del c-cottage. Vi p-porterà al mare in p-pochi minuti. Io vi aspetterò là.»
Detto questo, Edward sparì. Doveva essere un tipo abituato a muoversi nell’ombra, pensò Igor. Con un sorriso amorevole si voltò verso Selena, rimasta pietrificata durante tutto il dialogo.
«Tutto bene, amore mio?»
«Io quel ragazzo l’ho già visto – rispose la donna, chiudendo gli occhi per lo sforzo di ricordare – Solo che non mi viene in mente dove.»
«Sicura di stare bene?»
«No che non sto bene, Igor. Questo posto… non mi piace. Al diavolo le rose, la torta di mirtilli e il cottage.»
Igor scoppiò a ridere, cercando di nascondere l’ansia che la visita di quel ragazzo misterioso gli aveva celatamente suscitato.
«Andiamo, sei una donna coraggiosa! Ti sei lasciata davvero impressionare dalle parole di quel bamboccio brufoloso?»
«Impressionata o meno, promettimi che stasera sentiremo quello che ha da dirci.»
Igor annuì solennemente. E la sera giunse presto, giusto il tempo di lavarsi dal salso ed indossare i vestiti di ricambio che Igor era andato a prendere nella cabina del Blue dolphin. La locanda, ora che il cielo era buio, risaltava ancor più, le sue finestre arancioni come faville di fuoco nelle tenebre della creazione. I coniugi Melville consumarono la loro cena in silenzio, evitando gli sguardi curiosi degli abitanti. Ian Stone non si fece vedere per tutta la serata. Selena pensò che fosse meglio così: la metteva a disagio l’eccessiva gentilezza di quell’uomo, una qualità che stonava coi suoi occhi profondi e sconosciuti, di certo colmi di segreti inconfessabili.
Quando furono le otto e mezza Igor e Selena si alzarono, complimentandosi con il cuoco per lo strabiliante pasticcio di agnello. Nonostante tutti insistessero perché restassero almeno fino al dessert o per il concerto serale, i coniugi si opposero con fermezza.
«Siamo stanchi, andremo subito a letto.» esclamarono in coro, cercando di darsi man forte a vicenda. Si lasciarono la locanda alle spalle e con essa i visi arcigni degli abitanti, appesantiti da un malumore che Igor attribuì alla delusione di vederli andar via così presto.
Di notte, Windsmouth era ancora più spettrale che di giorno, il bianco dei muri delle case inghiottito dalla tenebre, il silenzio irreale gonfiato dalla risacca del mare, più che un suono un sibilo in grado di risvegliare oscure sensazioni, la stessa angoscia che si prova da bambini di fronte alla porta aperta del seminterrato. Il cottage di Rose Scott appariva nella notte come un rifugio solido, e i coniugi Melville se ne allontanarono con timore, quasi con sofferenza. Ma la sete di sapere era più forte di qualsiasi altro dubbio. E così, dopo essersi inoltrati nella boscaglia ed aver sceso uno stretto sentiero a strapiombo sul mare, Igor e Selena arrivarono alla spiaggia segreta che Edward aveva indicato loro. Era una lingua di terra, una mezzaluna sabbiosa resa splendente dalle onde del mare, sulle quali si rifletteva una luna quasi al suo culmine, tonda come una faccia. In silenzio, al riparo da occhi indiscreti nell’ombra della costa, i due si strinsero l’uno all’altra e rimasero in attesa che Edward si facesse vedere. Invano. Trascorse un’ora lunga quanto un’eternità, resa insopportabile dal silenzio che giungeva dal mare di nebbia. Ad un tratto Igor, impaziente per carattere, sbuffò sonoramente, facendo sobbalzare la moglie che era rimasta tutto il tempo ad ascoltare angosciata la voce del mare.
«Fanculo a quel moccioso! Non ho mai preso così tanto freddo in vita mia.»
Selena singhiozzò per il nervosismo. Dio solo sapeva quanto gli mancassero in quel momento il suo appartamento in centro, i suoi abiti Armani e le feste del sabato sera, con gli immancabili vassoi di tartine di caviale rosso, impilate l’una sull’altra a formare un monticello da duemila sterline come minimo.
«Non pensi che possa essergli successo qualcosa?» bisbigliò.
«E che cosa? Che si sia ingoiato la lingua?» ribatté acido lui. E poi lo vide: un cono di luce brillava in lontananza, flebile flebile. Sicuramente il faro di una torcia. Solo che era troppo in basso perché qualcuno la tenesse in mano. Era una luce che usciva dagli scogli, a livello della sabbia, come se… come se qualcuno fosse caduto e non riuscisse ad alzarsi, pensò Igor. Si mise a correre verso il lumicino, consapevole di quello che avrebbe trovato. Selena era dietro di lui, la sua corsa resa faticosa dalla sabbia che le spezzava il passo. Fu lei a gridare, squarciando il silenzio della notte con una voce degna di una sirena. Edward era morto, le ossa delle gambe spezzate in più punti, la testa bucata come un pallone da calcio finito su del filo spinato. Sangue, sangue nero si mescolava alle ombre nere e veniva bagnato da onde ancora più nere, quelle del mare notturno.
«Oddio, Igor. È, è…»
«Morto, stecchito, trapassato. Scegli tu il sinonimo che preferisci.» rispose l’uomo. La malignità era uno dei suoi modi per difendersi dalla vita, una corazza che si era costruito per nascondere le proprie fragilità di uomo. Alzò gli occhi. Edward doveva essere caduto dalla scogliera che incombeva minacciosa sul mare, quaranta metri più in alto. Si era trattato di un incidente (in fondo Edward era un ragazzo goffo e la scogliera era umida) o qualcuno l’aveva spinto per zittirlo una volta per tutte? Igor aveva paura di sapere già la risposta. Ma quale segreto poteva valere la morte di un uomo innocente? Che cosa poteva mai nascondersi in quel villaggio lindo, noioso, ordinario, pieno di gente socievole e perbene? La torcia iniziò a lampeggiare come se stesse cercando di inviare un SOS. Mi dispiace, amica mia – pensò Igor, raccogliendola – qua non c’è più nessuno da aiutare.
«Guarda, Igor…» sussurrò ad un tratto Selena. L’uomo rivolse istintivamente il cono di luce verso il viso della moglie, poi seguì lo sguardo di lei, che era rimasto immobile, quasi ipnotizzato, sul cadavere ancora caldo di Edward. L’indice della mano destra del ragazzo era inzuppato di sangue fin quasi alla nocca, segno che Edward aveva intinto volontariamente il dito nei propri fluidi. Il perché, Igor lo scoprì quando si inginocchiò accanto al cadavere. Prima di morire, il ragazzo era riuscito a lasciare un ultimo messaggio sulla pietra nera dello scoglio su cui aveva esalato l’ultimo respiro. L’uomo lo lesse qualche istante prima che la mareggiata lo cancellasse per sempre dalla roccia. Una scritta di sangue per il più terribile degli ammonimenti:
Il pozzo temete

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