Windsmouth – terza parte

Il corpo di Edward prese fuoco insieme al legno. Fiamme e acqua si incontrarono, anche se per pochi istanti. A quel punto la musica crebbe e gli abitanti iniziarono a cantare con voce sgraziata. Era un canto terribile, acuto come il pianto di un neonato, e tuttavia inumano. Selena dovette tapparsi le orecchie per non urlare. Le voci cessarono solo quando la zattera, ormai totalmente consumata dalle fiamme, colò a picco, un unico pennacchio di fumo a segnalare il luogo esatto del suo affondamento.

Windsmouth – terza parte – 20lines

nebbia

La processione sfilava per le viuzze umide di Windsmouth a passo cadenzato, seguendo il ritmo di una musica (un lamento prodotto da tamburi, arpe e corni) che aveva un che di tribale. Ian Stone apriva il corteo, il viso contratto da un sorriso enigmatico, statuario. Vestiva con una giacca scura, di taglio antico, che lo faceva sembrare, anche a causa della sua magrezza, un avido becchino da B-movie. Lo seguivano, ingobbiti, quattro giovani che portavano il feretro: una lettiga di giunco dove il corpo di Edward, ricomposto in maniera frettolosa, poteva essere visto da tutti.
Igor e Selena guardavano la processione da lontano, con l’aiuto del cannocchiale che si erano portati dalla Blue dolphin. Era una scelta prudente, perché non sapevano se la loro presenza fosse gradita; per di più, temevano le domande che Ian Stone e Rose Scott avrebbero potuto rivolgere loro. Non erano stati i coniugi Melville, infatti, a dare l’allarme: terrorizzati dalle parole che Edward aveva rivolto loro durante il pomeriggio e ancora di più dal messaggio lasciato con il sangue, Igor e Selena si erano rifugiati nel cottage, fingendo di non essersi mossi per tutta la notte. Avevano barattato la loro bugia con una notte insonne, trascorsa ad ascoltare i rumori provenienti dal giardino e a ripensare al viso deformato di Edward, alle sue braccia spezzate e ripiegate su se stesse come chele di insetto. Pareva fosse stata Rose Scott a trovare il corpo, alle prime luci dell’alba. Ciò, pensò Igor, era ancora più sospetto se si considerava il terrore che il ragazzo provava per quella vecchia mummia rinsecchita.
La processione scese fino alla spiaggia. Gli abitanti accesero alcune torce, vecchi pezzi di remo culminanti con una stoffa infiammabile, mentre il feretro, nient’altro che una zattera, veniva lentamente spinto verso il mare ancora oscurato dalla nebbia. All’ultimo, poco prima che l’imbarcazione si allontanasse definitivamente dalla riva e diventasse un puntino fra le onde, le torce vennero lanciate. Una sola centrò l’obiettivo, ma fu sufficiente. Il corpo di Edward prese fuoco insieme al legno. Fiamme e acqua si incontrarono, anche se per pochi istanti. A quel punto la musica crebbe e gli abitanti iniziarono a cantare con voce sgraziata. Era un canto terribile, acuto come il pianto di un neonato, e tuttavia inumano. Selena dovette tapparsi le orecchie per non urlare. Le voci cessarono solo quando la zattera, ormai totalmente consumata dalle fiamme, colò a picco, un unico pennacchio di fumo a segnalare il luogo esatto del suo affondamento.
A quel punto la folla si disperse. Ian Stone lasciò il gruppo e si avvicinò a Igor e Selena, usciti nel frattempo dalla boscaglia con un timore che quasi mozzava loro il respiro.
«Una disgrazia, amici miei – si lamentò il sindaco, con fare afflitto – Sono cose che capitano anche in un posto come Windsmouth.»
Igor annuì con aria assente.
«Come l’hanno presa i genitori di Edward?» domandò. Ian Stone storse la bocca.
«Edward non aveva genitori. Era un orfano, povero ragazzo.»
«E ai suoi genitori cos’è successo?» si intromise Selena, non nascondendo nella sua voce un aspro tono di accusa. Il sindaco tentennò.
«Non lo sappiamo – confessò infine – Edward non è nato qui. Ci è venuto e ha deciso di restare, come tanti hanno fatto nel corso dei secoli da quando Windsmouth è stata fondata. Chissà, forse anche voi potreste prendere in considerazione l’idea di non andarvene più.»
Detto questo, Ian Stone voltò loro le spalle e si avviò verso il centro del paese. Gli alberi lo tolsero presto alla loro vista.
«Che tipo strano – commentò Igor – Qui è tutto strano: nebbia, musica, rituali…»
«E non solo.» ribatté Selena, adombrandosi. Igor l’abbracciò da dietro e le sfiorò la pancia con le dita.
«Cosa intendi dire?»
«Hai sentito quel beccamorto di Stone? Parlava di Edward come se abitasse qui da molto tempo, ma in fondo poteva avere sì e no vent’anni. E poi ha detto che il ragazzo era venuto qui ed aveva scelto di restare. Ma se i suoi genitori sono morti e nessuno li ha conosciuti, allora chi l’ha portato sull’isola quand’era ancora un minorenne?»
Igor ammutolì.
«Ci dev’essere una spiegazione razionale. Forse un rapimento.»
«Forse. Ma non è solo questo… Io…» Selena si interruppe come se temesse che ciò che stava per dire l’avrebbe fatta passare per pazza.
«Sono tuo marito. A me puoi dire tutto.» la esortò lui. Selena arrossì, poi trovò la forza di continuare:
«Ieri ti ho detto che Edward l’avevo già visto da qualche parte. Questa notte, mentre cercavo di addormentarmi, mi sono ricordata improvvisamente dove. Ho visto la sua foto su un giornale. Solo che… Beh, ecco… è un giornale che risale ad almeno cinquant’anni fa.»
Igor scoppiò a ridere, ma si zittì subito, perché lo sguardo di Selena lo congelò seduta stante.
«Sì sì lo so, è una cosa da pazzi. Eppure sono sicura che sia lui. Edward aveva una cicatrice, ricordi? Non so se l’hai notata, ma era all’altezza della sua guancia sinistra, come un taglio a forma di sette. E vuoi sapere la cosa strana? Anche il tizio della foto ne aveva una, identica, nella stessa posizione.»
«E dove l’hai tirato fuori un giornale degli anni ’60?» domandò Igor, combattuto se credere o meno alla moglie.
«Merito di mio padre. Ha conservato il giornale con il necrologio di mio nonno, morto di infarto esattamente nel 1964. Mio padre conservava un sacco di cose, era una specie di maniaco compulsivo. Facendo ordine in cantina, l’anno scorso, ho scovato un baule stracolmo di libri, fumetti, riviste e giornali. Ed uno era proprio quello di cui ti sto parlando. In prima pagina c’era la foto di un ragazzo scomparso, un certo Edward Loom.»
«Scomparso?»
«È qui che arriva il bello. Edward era partito in barca con la sua ragazza, proprio come abbiamo fatto noi. Lei era incinta. Probabilmente c’è stata una tempesta o Dio sa cos’altro. Fatto sta che nessuno li ha più visti. Sono spariti, scomparsi, volatilizzati. E la barca non fu mai ritrovata.»
«Quindi secondo te quell’Edward Loom è lo stesso Edward che è morto ieri?»
Serena annuì, convinta. Igor si passò una mano fra i capelli, scoprendoseli più radi di quanto ricordasse.
«Mi vuoi dire che Edward, fintanto che è rimasto qui, non è mai invecchiato?» borbottò, la sua parte razionale che faceva a pugni con quella più disposta, se non a credere, almeno ad ascoltare.
«È rimasto esattamente com’era quand’è arrivato, cioè poco più che ventenne. In parole povere sì, non è mai invecchiato.»
«Quello che mi dici non ha senso, Selena. Qui si parla di fantascienza, di… di… stronzate paranormali! Come diavolo è possibile?»
«Questo non lo so. Forse ha qualcosa a che vedere con il pozzo di cui parlava il ragazzo. Di certo non ho intenzione di stare qui a scoprirlo. Stanotte, salperemo con la Blue dolphin. Ci proveremo, almeno…»
Igor annuì e si rese conto di amare la moglie alla follia. E, improvvisamente, la paura di essere abbandonato fu messa in secondo piano. Fu solo un istante, qualcosa di più fugace di un lampo o di un battito d’ali, ma la felicità di Selena divenne, in quel lampo, il dovere primario di Igor, l’unica vera ragione di vita, della sua stanca vita.
Per prima cosa, attesero che si facesse buio, il cielo illuminato solo dal chiarore di una luna quasi piena. Radunarono legna e foglie secche. Poi, scelsero un posto che fosse abbastanza distante dal molo e ad esso sopraelevato, in modo che si potesse vedere da qualsiasi punto di Windsmouth. Igor si accese una sigaretta, la fumò in fretta, giusto per calmare i nervi, poi la gettò fra le sterpaglie. Il fuoco attecchì subito, sprizzando centinaia di scintille che si misero a volteggiare in aria come tante falene in fiamme. Il legno scoppiettò e presto una colonna di fumo nero si alzò nell’aria. Il bagliore arancione del fuoco, ora che il cielo era buio, risaltava come un faro nella notte, ottenendo l’effetto sperato: la locanda di Windsmouth si svuotò. Uomini e donne si precipitarono verso la fonte della luce, convinti che fosse scoppiato un furioso incendio destinato a consumare le loro case fino alle fondamenta. Igor e Selena scesero invece dalla parte opposta della collina, facendo attenzione a non essere visti da nessuno. La notte era loro alleata.
Il Blue dolphin li attendeva con la fedeltà di un vecchio cane pastore. Mi sei mancata, pensò Igor, toccando la fiancata blu della barca. Mollarono le cime e avviarono il motore di supporto, lasciando al più presto la struttura scheletrica del molo. Dietro di loro, la locanda di Windsmouth emetteva una luce così infernale da sfidare le fiamme che, più in alto, stavano ancora tenendo occupati gli abitanti.
«Addio, covo di pazzi!» strepitò Igor, facendo ruotare il timone come un vecchio pirata ubriaco di grog. Ma ecco che, dopo nemmeno un minuto di navigazione, il vento iniziò a farsi sentire nuovamente, contrastando il movimento della barca con il suo sibilo da rettile. Igor alzò la testa verso le vele e gridò, quando vide che il vento non veniva affatto dal mare, ma piuttosto dal centro stesso dell’isola. Il Blue dolphin stava procedendo inesorabilmente verso la direzione opposta, risucchiato da una forza oscura, un maleficio, che lo incatenava alle rive di Windsmouth.
«Non è possibile!» gridò Igor, augurandosi che fosse soltanto un incubo. Sapeva, purtroppo, che non era così. Selena provò l’impulso di strapparsi i capelli e graffiarsi la faccia con le sue lunghe unghie laccate.
«Cosa facciamo, Igor?»
«Siamo fottuti, amore mio. – rispose l’uomo – Quest’isola è un luogo dannato.» e con dannato, Igor lo intendeva letteralmente. La poppa della barca, ormai trascinata fino al punto di partenza, urtò contro il molo, rischiando di staccarne una parte. Nell’aria notturna si udì un CRACK furibondo e tutt’intorno schizzarono schegge di legno come proiettili. Igor lasciò il timone, il volto stravolto e gli occhi lucidi di terrore. Selena non aveva mai visto suo marito così spaventato e ne fu più impressionata che mai. Calò il silenzio. I coniugi Melville rimasero per qualche istanti immobili, come paralizzati, poi Igor si avvicinò al parapetto.
«Dammi una mano ad assicurare la barca – sussurrò, armeggiando con le cime – Forse non si accorgeranno di niente.»
«Igor…» piagnucolò Selena. Gli abitanti di Windsmouth erano già lì. Nella luce rossastra della locanda sembravano anime dannate fuggite dai budelli infernali per riversarsi, con tutti i loro peccati, sulla terra. In testa c’era Ian Stone. Sorrideva sinistramente, mentre il bagliore della luna che si rifletteva sul mare gli illuminava il volto di una tonalità sepolcrale.
«Dove pensavate di andare?»
Igor cercò di mantenere la calma, scendendo dalla barca di sua spontanea volontà insieme alla moglie.
«Volevo rendermi conto delle condizioni del mare.» una scusa semplice e altrettanto imbarazzante. Ian Stone si avvicinò e prese i coniugi sottobraccio, conducendoli verso la porta aperta della locanda. Selena rabbrividì al suo contatto, freddo come una lastra tombale.
«Vi ho detto che solo il mare può decidere quando potrete partire. Tranquillizzatevi ora, e venite dentro con noi. Che fretta c’è? Abbiamo buona musica e il nostro Jim ci ha preparato la sua specialità: il budino di semolino con l’uvetta.»

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