Film consigliati – Nel fantastico mondo di Oz (1985)

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Perdonatemi: non ho trovato il tempo di scrivere un nuovo racconto, ma voilà, ecco la recensione di uno dei film che ha segnato la mia infanzia: Nel fantastico mondo di Oz di Walter Murch. Il titolo italiano, come sempre, è stato scritto coi piedi. Molto meglio l’originale inglese: Return to Oz.
Prodotto dalla Walt Disney (non come il primo storico film del mago di Oz, i cui diritti appartengono alla Warner) il film si ispira al secondo e al terzo libro della saga di Oz ideata da L. Frank Baum. Prima di procedere, un avvertimento: dimenticatevi la gaia serenità della Dorothy di Judy Garland, perché qui, nel regno di Oz di Walter Murch, si respira un’aria diversa… e che aria!

La storia continua da dove si era interrotta: Dorothy è tornata nel Kansas, ma, ahimè, non è più la stessa. Non fa altro che parlare di Oz, dello Spaventapasseri, della città di Smeraldo e sua zia, la poco lungimirante Emma, decide di portarla in una clinica psichiatrica per farle passare del tutto questa sua mania. Una clinica dell’epoca, si intende, con tanto di macchine per l’elettroshock, barelle dotate di cinghie e orribili infermiere vestite di nero… Creepy, non è vero?
Proprio mentre sta per essere attaccata alla macchina elettrica, per una bella e “sana” dose di elettroshock, nella clinica salta la luce e Dorothy, liberata da una misteriosa ragazzina in abito bianco, riesce a fuggire. Inseguite dalla caposala, la malvagia infermiera Wilson oz2_013JeanMarsh(è un caso che assomigli a una strega delle fiabe?) le due ragazzine finiscono in un fiume e, sotto un furioso temporale, vengono trascinate via dalla corrente. Ed ecco che, esattamente come accadeva nel primo romanzo, Dorothy si risveglia ad Oz, senza avere la più pallida idea di come esserci arrivata. Oh, ma non è l’Oz che ci aspetteremmo: la Città di Smeraldo è in rovina, ogni abitante è stato tramutato in statua e le pietre preziose, splendore della città, sono state trafugate. Una regina malvagia che colleziona teste di ragazzina (sì avete letto bene) ha preso il posto del Re Spaventapasseri e, in combutta con il malvagio Re degli Gnomi, tiene in scacco l’intero Regno di Oz. Una bella gatta da pelare, per la povera Dorothy Gale.
Figuratevi che goduria, per un bambino di otto anni, guardare un film dove l’antagonista, le perfida strega Mombi, conserva le teste delle sue prede in eleganti vetrinette dorate, come fossero tazzine di porcellana. E poi mi domandavo perché, quando mi addormentavo, avevo sempre gli incubi!

Il film, purtroppo, non ebbe il successo sperato, nonostanvlcsnap-2010-07-19-00h41m22s31te sia diventato un cult quasi introvabile (se vi capita di trovare il DVD, compratelo assolutamente: potrebbe essere l’ultimo esemplare esistente) e il motivo salta subito all’occhio. Il film di Murch è l’esatto opposto del capolavoro di Fleming del 1939. È innegabile che il musical zuccheroso e iper-colorato della Warner Bros. sia stato e sia tutt’ora una leggenda, e vedere il mondo fantastico e magico di Oz ridotto ad un deserto in rovina, popolato da creature terribili e minacciose (i Ruotanti, quand’ero bambino, me la facevano fare sotto), è un colpo che gli spettatori dell’epoca non seppero sopportare.
Ovviamente, con il passare degli anni è stata proprio quest’atmosfera quasi Burtoniana a decretare il successo del film. Un miscuglio di fantasy e horror che davvero non delude.
Ciliegina sulla torta, una chiave di lettura che ho capito solo dopo aver rivisto il film da più grande. La macchina dell’elettroshock, che il dottore cerca in tutti i modi di rendere più “umana” e meno spaventosa, è la metafora della tecnologia che rischia di uccidere la creatività. In questo senso, il mondo di Oz così “violento” è una specie di rivalsa dell’immaginazione contro i pericoli della perdita dei valori tradizionali.

Che altro dire? Spero che anche voi abbiate avuto la fortuna di vedere questo piccolo classico dimenticato. Se così fosse, commentate qui sotto e ditemi come la pensate! In caso contrario, spulciate il web e comprate il VHS/DVD… ne varrà la pena! 😉

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