Film consigliati – L’illusionista (2010) di Sylvain Chomet

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Ah, ragazzi… Quanto mi mancano i classici Disney! No, non sto parlando dei film della Pixar, che escono a cadenza annuale, né di Frozen o Rapunzel. Sto parlando dei classici “cartoni animati”, quelli che venivano disegnati a mano e animati con perizia artigianale mediante l’utilizzo di rodovetri (fogli trasparenti su cui venivano disegnati i personaggi, “fatti muovere” frame per frame). Cartoni animati come La Bella addormentata nel bosco, o la Carica dei 101, o La Bella e la Bestia. Veri e propri capolavori, con cui sono cresciuto e che occupano un posto importante nel mio cuore e nella mia mente. Oggi, ahimè, tutto è cambiato: sono nate nuove tecniche di animazione digitali (CGI), più semplici e meno costose, che hanno soppiantato i metodi tradizionali, senza dubbio complessi, dispendiosi, far6a00d8341c684553ef0134828ff39e970c-piraginosi. La sensazione, però, è quella di aver perso qualcosa di importante… Oh, non mi fraintendete: Inside out o Up sono anch’essi dei capolavori (la cosa più importante, in fondo, è la bontà della storia), ma penso sia impossibile negare che i vecchi cartoni animati avessero un pizzico di magia in più. Perciò, quando esce un piccolo gioiellino di animazione “tradizionale” io non me lo faccio scappare e, se passa in sordina, cerco sempre di recuperarlo.

È questo il caso de L’Illusionista, film d’animazione francese diretto da Sylvain Chomet su sceneggiatura del regista e comico Jacques Tati.
È la storia di un vecchio prestigiatore francese, che vede la sua notorietà sfiorire con l’avanzare degli anni. Il mondo sta cambiando: i giovani preferiscono osannare i gruppi rock e non credono più nella magia. I teatri si fanno sempre più vuoti. Perciò, per il povero prestigiatore, illusionist-edinburghnon c’è altra scelta che partire in cerca di maggior fortuna. Lo accompagneranno in questo suo ultimo viaggio un vorace coniglio, protagonista assoluto dei suoi trucchi, e una giovane ragazza inglese, conosciuta durante uno spettacolo di magia in una bettola scozzese.
Sarà un’odissea coronata dagli insuccessi (sempre raccontati con sincerità, commozione e delicatezza) e sancirà, alla fine, l’abbandono della magia da parte del prestigiatore. Siamo entrati nella modernità: a chi può interessare un vecchio illusionista e il suo grasso coniglio bianco?

Appena le prime scene del film appariranno sullo schermo, fidatevi di me, vi verrà un tuffo al cuore. I personaggi, profondi, diversissimi, buffi e grotteschi allo stesso tempo… I paesaggi, così ricchi di dettagli da dare il capogiro… La storia, così poetica da non aver bisogno di parole per essere raccontata… tutto contribuisce a formare, nello spettatore, un senso di malinconia per un modo di fare animazione che fa ormai parte della storia, una storia che molti di noi hanno vissuto e che ricordano con il magone.

L’Illusionista è proprio questo: un ritratto malinconico della fine di un mondo, che saprà commuovervi proprio in virtù dei suoi disegni e delle tecniche d’animazione, che vi riporteranno alla mente anni che non torneranno più. Preparate i fazzoletti.

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