Ant-man: il film che non ti aspetti

antman

Quando ho visto in tv il trailer di Ant-man ho pensato: che stronzata. Non credevo possibile che la storia di un supereroe in grado di miniaturizzarsi e parlare con gli insetti potesse essere epica quanto un film con Hulk, Thor o Captain America. Quanto mi sbagliavo! Perché Ant-man è senza dubbio uno dei film Marvel più riusciti di sempre e, nella mia top ten, si posiziona allo stesso livello dello Spider-man di Sam Raimi (anche se il film dell’uomo ragno ha un sapore più “classico”). Come mai? Leggete e lo scoprirete!

TRAMA

Lo scassinatore Scott Lang, appena uscito di prigione e incapace di trovarsi un lavoro onesto, accetta un ultimo colpo. Obiettivo? La villa di un riccone, nella cui cantina è nascosta una ghiotta cassaforte. Peccato che al suo interno non ci siano cumuli di banconote o preziosi, ma solo una strana tuta rossa e argentata. Quando Scott, incuriosito, la indossa, attiva per errore un meccanismo di miniaturizzazione che lo trasforma in un minuscolo supereroe. Dopo essere sopravvissuto (immaginatevi di cadere, rimpiccioliti, nelle fogne della vostra città per poi essere sballottati nel traffico mattutino), Scott viene contattato dal creatore della tuta, lo scienziato Hank Pym (nel fumetto è il primo vero Ant-man), che promette di non denunciarlo in cambio del suo aiuto. La missione? Salvare il mondo da un pericoloso imprenditore, che ha scoperto il segreto della tuta e lo vuole usare per costruire un esercito di soldati miniaturizzati.

L’IRONIA CHE RINFRESCA

La trama, come potete vedere, è classica e non certo rivoluzionaria. Allora cosa rende questo film uno dei migliori di “casa Marvel”? La risposta è: l’ironia e il non prendersi troppo sul serio.

Diciamo che Ant-man poteva essere un film mediocre. Questo perché, nonostante il personaggio sia un supereroe “storico” (nei fumetti fa parte della squadra originale degli Avengers), erano secoli che non se ne sentiva parlare, soprattutto se (come me) si leggono fumetti solo occasionalmente. E invece la “debolezza” del personaggio è diventata la sua forza, perché gli sceneggiatori, piuttosto che presentarci il solito eroe incorruttibile pieno di superproblemi, sono stati costretti ad abbassare il tiro, sfornando un film che ci mostra un protagonista anticonvenzionale, una sorta di anti-eroe: un ladro uscito di prigione, che fatica a trovare un lavoro e non può stare con la sua bambina per via delle restrizioni del giudice. Un anti-eroe che deve lottare per cambiare non solo il mondo, ma anche se stesso, e per questo ci conquista subito, dal primo momento che entra in scena. La vera sfida di Ant-man, infatti, non è tanto sconfiggere il cattivone di turno, ma rinascere, e rinascere anche senza la tuta che lo rende “super”. Se la storia di Ant-man fosse stata la classica epopea dell’eroe senza macchia che ha grandi poteri e grandi responsabilità, beh avrebbe deluso. Qui invece si parla di Ant-man, del piccolo uomo formica che deve lottare nel suo piccolo e per questo sì, possiamo dire che è un vero, grande eroe 🙂

Ecco il motivo principale per cui Ant-man è un prodotto ben riuscito. Se a questo ci aggiungete un cast d’eccezione (Michael Douglas, Paul Rudd e uno spassosissimo Michael Pena, perfetto nel ruolo di logorroica “spalla” del protagonista), il gioco è fatto. Se vi capita il dvd di Ant-man sottomano, guardatelo. Sono sicuro che non vi deluderà 😉

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12 pensieri su “Ant-man: il film che non ti aspetti

    • Sì, effettivamente ci sono sempre idee trite e ritrite… Però Ant-man devo dire che mi ha convinto parecchio! Sia per l’ironia che per il protagonista, che è diverso dal solito palestrato inscalfibile di turno (tipo Thor) 🙂

      Mi piace

      • Il problema dei fim marvel è lo stesso di tutta la hollywood moderna, non sanno più fare buoni film di azione.

        trame inconsistenti, dialoghi inbarazzanti, SPIEGONI fatti dai protagonisti (non so se hai presente), il tutto per poterci infilare 30 minuti di scene boom baam extra che però non hanno senso di esistere.

        il fatto che le idee di base siano quelle ci puo’ anche stare alla fine il cannone e quello l’, ma è il come sono fatti che rovina tutto.

        prendi the avenger (il primo), se gli togli 20 minuti di scene di azione e magari lasci qualche minuto alla scena di Coulson , in modo che lo spettatore possa metabolizzare, togli un paio di spiegoni e torni al vecchio show dont tell. è un ottimo film.

        stessa cosa per i guardini della galassia a cui mancava solo un cattivo più carismatico e una schiacciatina sull’acceleratore del dramma (quelli personali sono davvero troppo poco accennati)

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