Pizza, spaghetti e… zombie

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Pizza, spaghetti e… zombie. Ossia le tre scene di film horror (italiani) che mi hanno fatto venire gli incubi!

Anche se vengono snobbati e troppo spesso etichettati come film di serie Z, gli horror italiani sono stati all’avanguardia e hanno contribuito non poco a creare il linguaggio cinematografico della paura. Un articolo che omaggiasse il talento pionieristico dei nostri registi mi è sembrato perciò più che doveroso. Tenetevi forte: ecco le tre scene più spaventose prese dai migliori film horror nostrani 😉

Partiamo subito con Suspiria di Dario Argento. Era il lontano 1977 e il famoso regista romano, dopo il successo planetario del thriller Profondo Rosso, se ne uscì fuori con un horror puro e semplice, ambientato in una scuola di danza all’apparenza normale, ma che nascondeva in realtà un segreto terribile legato alla magia nera. Un film visionario, dove l’orrore non era dato dall’oscurità (come invece ci hanno abituato gli horror odierni) ma dai colori sgargianti, che riuscivano a instillare nello spettatore un forte senso di destabilizzazione. La scena che mi ha scioccato? Quella in cui l’amica della protagonista, morta che più morta non si può, si rialza dalla tomba con due spilloni negli occhi. Intrigante, eh?

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Proseguiamo con La maschera del demonio (1960) di Mario Bava. Considerato il primo horror italiano, il film ci delizia fin da subito con una scena capace di entrare nei nostri incubi. La strega Asa Vajda (interpretata dalla disturbante Barbara Steele) viene infatti uccisa dopo pochi secondi mediante una maschera dotata di punte, piantata a suon di martellate sul suo viso virginale. Degno della copertina di un album black metal!

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E finiamo in bellezza con Zombi 2 (1979), capolavoro del mai abbastanza compianto Lucio Fulci, una delle menti più brillanti (e psicopatiche) che si siano mai trovate dietro una cinepresa. Autore di film come l’Aldilà, e tu vivrai nel terrore, Paura nella città dei morti viventi e Un gatto nel cervello, Fulci ci turba con la scena madre in cui la protagonista, sorpresa da uno zombie nella sua camera, finisce col perdere un occhio contro un pezzo di legno che spunta dalla porta. In dettaglio, ovviamente, che sennò non era abbastanza.

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Questo è solo un piccolo assaggio di ciò che vi aspetta se, superato il pregiudizio, troverete il tempo e la voglia di guardarvi un buon film horror italiano. Oltre a quelli elencati qui sopra vi consiglio Non si sevizia un paperino (sempre di Fulci) e Inferno (sempre di Dario Argento). Certo, si parla di film molto vecchi e, nel frattempo, il concetto di paura si è evoluto, ma un buon regista e un buon film si riconoscono sempre. La cosa che amo di più di queste opere è che mantengono ancora una sorta di “fascino artigianale”, un elemento che con l’avanzare degli anni e delle tecniche cinematografiche è andato perduto. Non aspettatevi effetti speciali da panico, ma la sincerità del fare buon cinema. In questo senso, l’horror italiano ha fatto scuola.
Perciò, la prossima volta in cui qualcuno vi dirà “eh ma i film horror italiani fanno pena” saltategli addosso e strappategli il cuore: potrete usarlo per farci un buon ragù.

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