Stranger Things – L’ho già visto da qualche parte?

Stranger Things è una nuova serie tv firmata Netflix. Ormai sulla bocca di tutti, nelle poche settimane dalla sua uscita ha saputo ritagliarsi un cospicuo numero di fan. Un omaggio dichiarato ai film di fantascienza anni ’80, con mostri, complotti governativi, bambini scomparsi e telecinesi. Ma vale davvero la pena seguirla? Oh, yes! Ecco i cinque motivi (secondo me) che dovrebbero convincervi a guardare la fatica dei fratelli Duffer:

  1. È un tuffo negli anni ’80. Se siete appassionati dei magici anni ’80, di quell’atmosfera colorata e unica (le camicione a quadri, i giubbotti in pelle, le pettinature improbabili) o se amate i film usciti in quel periodo (come scordare i Goonies, Fenomeni Paranormali Incontrollabili o E.T.) Stranger Things è la serie TV che vi farà scendere una lacrimuccia. Ci sono mille rimandi alle opere di narrativa di Stephen King e ai film di Steven Spielberg e già questo dovrebbe bastare.
  2. Di tutto un po’. Mescolare generi diversi senza combinare un pasticcio non è facile, e Stranger Things ci riesce benissimo. Nel telefilm c’è un po’ di tutto, horror, dramma, commedia, fantascienza. È come una bella abbuffata a casa di nonna.
  3. Una storia classica, ma che sa stupire. Guardare Stranger Things è un po’ come tornare a casa dopo un viaggio durato trent’anni: ci sarò sicuramente qualcosa di familiare ad accogliervi. Eppure, e qui sta la bravura degli sceneggiatori, non è un prodotto che puzza di vecchio, anzi: la sua formula vincente è un sapiente equilibrio tra classico e moderno.
  4. I personaggi. Sono davvero ben caratterizzati, a partire dalla madre del bambino scomparso, una Wynona Rider più in forma che mai, fino al burbero ma coraggioso poliziotto Chief Hopper, impersonato da David Harbour. Funzionano dall’inizio alla fine e non a caso ci si affeziona a loro già dalla prima puntata.
  5. Piccoli attori crescono. E a proposito di personaggi: i bambini! Sono divertenti, coraggiosi, arguti, cinici… Sono loro i veri eroi della storia, quelli che arrivano alla soluzione prima degli adulti. Un po’ come i protagonisti di IT che da soli riuscivano a tenere a bada a una mostruosa entità venuta dallo spazio.

Ecco i cinque motivi per cui dovreste guardare Stranger Things. Mi sembrano tutti piuttosto validi, no? 😉 Qualcuno di voi la sta seguendo? Vi sta piacendo o avete qualche perplessità? 🙂

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Riflessioni – Remake… mobbasta!

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Sono appena venuto a sapere che per il 2017 è previsto un altro film su King Kong. Ancora! Dopo nemmeno dieci anni di distanza dal remake di Peter Jackson?! Posso capire che ogni remake (o reboot che sia) vada a mettere in luce un aspetto diverso della storia (questo qui sembrerebbe focalizzato sull’isola di King, Skull Island), ma ormai quel povero scimmione sarà stato analizzato fino al più “piccolo” orifizio. Che altre chiavi di lettura potrà dare?

Il vero problema è che ci sono pochissime buone idee nel cinema contemporaneo. Per carità, qualche regista o sceneggiatore che osa proporre storie nuove c’è, ma l’andazzo generale è una riproposizione piatta e senza nerbo di storie vecchie che sanno di muffa (vedesi il recente flop di The Legend of Tarzan). E la cosa che mi dà più fastidio è che altre opzioni ci sarebbero, altroché: ad esempio i libri che non hanno ancora avuto una trasposizione cinematografica, o film talmente vecchi che un bel remake non stonerebbe affatto, anzi: svecchierebbe la storia.

Ecco la lista di film che vorrei vedere al cinema e che, sì, mi renderebbero felice:

  • La storia infinita: il cult di Wolfgang Petersen, tratto dal capolavoro di Michael Ende, è invecchiato davvero male. Un remake sarebbe l’ideale, magari diviso in due parti, tante quante sono le parti del romanzo. Il film degli anni ’80, infatti, si fermava a metà del romanzo e i sequel non sono nemmeno da prendere in considerazione. Una bella occasione per valorizzare uno dei fantasy più belli e significativi di tutti i tempi.
  • H. P. Lovecraft: il grande scrittore di Providence è il padre dell’horror moderno. Credete che gli abbiano dedicato un film? Macché, solo piccoli progetti indipendenti o filmacci di serie B. E pensare che Guillermo del Toro ha provato con tutte le sue forze a realizzare un colossal sul romanzo At the mountain of madness. Credete che ci sia riuscito? Macché… Tutta colpa di quei caproni di produttori.
  • La trilogia di Bartimeus: sono un grande fan della trilogia fantasy di Jonathan Stroud e mi chiedo ancora come mai a nessuno sia venuto in mente di farne una serie cinematografica. Dentro c’è di tutto: azione, commedia, paura, e un mondo magico distopico che niente ha a che vedere con la saga di Harry Potter. No, ma continuiamo a fare film su King Kong!

Ecco, questa è la mia lista provvisoria. Se mi verranno in mente altri film aggiornerò il post. E voi, avete in mente qualche bel film inedito che vorreste vedere sullo schermo ? Fatemelo sapere commentando qui sotto 😉

 

La biblioteca di Hogwarts

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Per la laurea ho ricevuto tre regali inaspettati (e graditissimi):

  • Le fiabe di Beda il bardo
  • “Animali fantastici e dove trovarli” di Newt Scamander
  • “Il Quidditch attraverso i secoli” di Kennilworthy Whisp

Li avete riconosciuti? Sono i tre pseudobiblia scritti da J. K. Rowling per espandere il mondo di Harry Potter. Che cos’è uno pseudobiblion? È un libro fittizio, ma citato come vero all’interno di un’altra opera narrativa. Questi tre libretti qua, infatti, sarebbero i manuali scolastici letti dagli studenti di Hogwarts durante le loro lezioni quotidiane. Beati loro.

Che dire? Leggere questi libri mi ha fatto ricordare quanto fossi patito per la saga di Harry Potter. E per certi versi lo sono ancora: difficile dimenticare le sensazioni provate mentre “ingurgitavo”, all’una di notte, le avventure di Harry, Ron, Hermione. Difficile dimenticare le risate, i sospiri di sollievo (quando i nostri se la cavavano per il rotto della cuffia) o le lacrime (quando il personaggio che tanto amavamo finiva ucciso da qualche spietato Mangiamorte. Tradotto: Sirius Black) C’è poco da dire: la saga della Rowling ha segnato la nostra infanzia e se l’è meritato. Un ottimo esempio di fantasy moderno, innovativo e ben costruito, uno dei pochi best seller degno di portare questo nome. Semplice lettura d’evasione, certo, ma che sapeva anche focalizzarsi su temi importanti, come l’amicizia, l’amore, il rispetto per le diversità…

Anche in questo caso la scrittrice inglese non si smentisce e riconferma le sue doti narrative e la sua fervida immaginazione. Finora il libro che mi è piaciuto di più è “Animali fantastici e dove trovarli”: una specie di bestiario per il mago moderno, un manuale di scuola con tanto di note a bordo pagina scritte da Harry Potter e Ronald Weasley in persona. Volete sapere le abitudini  e i costumi dei Maridi o come sconfiggere un terribile Lethifold? Il manuale di Newt Scamander è sicuramente la risposta a tutti i vostri interrogativi. Se poi aggiungete che buona parte dei libri sono commentati da nientepopodimeno che Albus Silente, potrete di sicuro ritenervi soddisfatti!

Ora sì che la mia “libreria di Hogwarts” può dirsi completa! Qualcuno di voi ha letto questi tre unici tomi? Vi sono piaciuti o li ritenete superflui? 😉

Curiosità. Ecco alcuni tra gli pseudobiblia più famosi del mondo: il Necronomicon citato da H.P.Lovecraft, L’Enciclopedia Galattica di Douglas Adams e L’Historia, il manoscritto immaginario che avrebbe contenuto in nuce la storia di Renzo e Lucia (ovviamente un parto della mente geniale di Alessandro Manzoni).

Chi ha paura di…

Se c’è una cosa che mi fa sorridere è ripensare alle paure che avevo da bambino. Quando si è bambini ci sembra tutto troppo grande, tutto troppo nuovo, e anche l’ombra di un cappotto appeso ad una gruccia diventa, nella nostra mente libera e innatamente creativa, un mostro terribile pronto a divorarci. Un tema, quello della paura infantile, che non deve essere assolutamente preso sottogamba, anzi: spesso la paura verso qualcosa di fantasioso o di apparentemente assurdo (il classico mostro sotto il letto) non è altro che la manifestazione di un timore più “tangibile” e radicato: la paura di rimanere soli, ad esempio, o quello di affrontare le sfide che la vita ci mette davanti. Niente, insomma, su cui si possa scherzare o che si possa prendere alla leggera. Ma adesso che sono passati vent’anni posso anche riderci sopra, o no? 😉
La mia paura era lui: E.T.

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« Fu difficile trovare la giusta rappresentazione di E.T., perché volevo qualcosa di speciale. Non volevo che sembrasse un alieno qualsiasi. Doveva essere qualcosa di anatomicamente diverso, in modo che il pubblico non pensasse che quello fosse un nano in una tuta. »

Steven Spielberg

Missione riuscita, caro Steven *mannaggia a te*!
Quello di Spielberg è un meraviglioso film di fantascienza, un’opera ormai classica sul tema della diversità (l’amicizia tra un bambino e un alieno) e il buon regista statunitense ha pensato bene di creare un personaggio alieno nel vero senso della parola: una specie di fusione tra uno gnomo, una tartaruga e un Grigio da creepypasta. Il risultato è un mostro che non mi ha fatto letteralmente chiudere occhio, perseguitando i miei sogni per tutte le elementari. Che cosa mi faceva tanto paura? Dopo così tanti anni non saprei neanche dirlo. Forse i versi che faceva, così insoliti e inaspettati, e il modo terrificante in cui allungava il collo, sovrastando il piccolo Elliot in altezza. Chi può dirlo?

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Fortunatamente, da un giorno all’altro la paura dell’innocuo mostriciattolo venuto dallo spazio se n’è svanita: miracoli della crescita. D’altronde i bambini capiscono fin troppo presto che difficilmente un mostro immaginario può far loro del male e imparano, ahimè, a temere i loro stessi simili. Quando si lasciano sopraffare dall’avidità o dalla follia dell’intolleranza, gli uomini diventano i mostri peggiori di tutti e superano qualsiasi cattivone di carta partorito dalle menti fervide di scrittori o sceneggiatori. La potenza del male, d’altronde, è insita nella sua banalità.

Ripensandoci un po’, quasi quasi mi mancano gli anni in cui avevo paura di un semplice alieno basso e grasso. In fondo, la cosa peggiore che potesse fare era alzare il collo di un metro XD
E voi? Qual è stata la paura che vi ha accompagnato durante l’infanzia? Siete andati sul classico (paura dell’acqua, terrore del buio) o avete qualche aneddoto particolare da raccontare? A voi la parola! 😉

P.S. Una piccola curiosità: E.T. non è altro che un sofisticato (per l’epoca) animatronic, realizzato dal pluripremiato artista degli effetti speciali italiano Carlo Rambaldi. Il viso dell’alieno è ispirato al poeta americano Carl Sandburg e, così sembrerebbe, ad Albert Einstein 😉

Cozmo!

Curiosando per il web mi sono imbattuto in questo interessantissimo progetto.
Cozmo è un piccolissimo robot dotato di un grande cuore. Infatti è in grado di riconoscere e replicare le emozioni umane. Già, proprio così. E il bello è che le sue emozioni non sono casuali ma fanno parte della sua complessa personalità, che si costruisce man mano che interagiamo con lui, in un processo di apprendimento che ci proietta concretamente nel futuro. In quanti racconti di fantascienza si è trattato il tema delle emozioni, dell’intelligenza artificiale, di ciò che divide l’uomo dalla macchina? Così tanti che, quando ci troveremo davanti a qualcosa di effettivamente concreto, ci sembrerà quasi di sognare o di essere finiti in una trasposizione cinematografica di un romanzo di Asimov. Con Cozmo compiamo un passo, per quanto piccolo, verso questa direzione.

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Cozmo è uno dei primi robot le cui emozioni (almeno a detta dei creatori) sono molto più di una funzione come un’altra: sono il suo modo di essere e di pensare. Nonostante le sue dimensioni ridotte, dunque, il prodotto della Anki è un vero gioiello tecnologico, dotato di un’intelligenza artificiale piuttosto evoluta, e il bello è che ha un prezzo alla portata di tutti: all’incirca 170 dollari.
La chiave del successo di Cozmo è sicuramente il suo aspetto, buffo, cartoonesco, in grado di suscitare immediatamente simpatia. Il fatto che sembri uscito da un film della Pixar non è un caso: Cozmo è dichiaratamente ispirato a Wall-E, piccolo capolavoro di dolcezza uscito dalla fervida immaginazione del colosso californiano, e molti membri del progetto vengono proprio dal mondo dell’animazione, alcuni direttamente dalla Pixar Animation Studios in persona. Per quanto Cozmo non sia altro che un giocattolino avveniristico, la sua intelligenza artificiale lascia ben sperare per gli sviluppi della robotica e ci dà un piccolo assaggio di quello che ci aspetta in futuro 🙂

Sono sempre stato affascinato dai robot e credo che ormai ci siamo vicini. Averne uno in casa sarà questione di pochi anni, una decina al massimo. Siamo ancora all’inizio del percorso, certo, ma senza dubbio quella dei robot sarà una rivoluzione che cambierà il nostro modo di vivere e pensare. Sarà un cambiamento positivo o negativo? È ancora troppo presto per dirlo. Senza dubbio, però, il fascino di questi oggetti tecnologici creati a nostra somiglianza (a noi piace tanto sentirci Dio) è innegabile.
E voi che ne pensate? Accettate di buon grado l’idea di vedervi un androide che gira per casa e che, magari, cucina per voi o vi aiuta a stendere il bucato? Oppure avete timore che in qualche modo vi sostituiscano? Lasciate un commento e ditemi la vostra! 😉

P.S. Se non fossi costantemente al verde Cozmo sarebbe uno dei miei prossimi acquisti XD

Dottore, dottore…

Fidati dei tuoi sogni, perché in essi è nascosto il passaggio verso l’eternità.
(Kahlil Gibran)

Il mio percorso universitario è giunto alla sua conclusione e da qualche minuto sono ufficialmente “Dottore in Editoria e Giornalismo”. Che dire? Sono felice ma ancora frastornato: questi due anni di magistrale sono volati via veloci, così veloci che devo ancora rendermene conto. Se è vero quel che si dice, cioè che il tempo scorre quando ci si diverte, significa che la strada che ho scelto è quella giusta. Ora inizia l’avventura più grande di tutte: il futuro.

Prima, però, qualche giorno di riposo assoluto. E visto che ci siamo, per prendere alla lettera le parole di Steve Jobs che ci voleva folli e affamati, ordinerò al ristorante una pizza con peperoni e salamino piccante, accompagnata da una bella pinta di birra fresca. Alla salute!

P.S. Abbiate pazienza se non aggiorno più il blog con regolarità. Si sono accavallati un po’ di eventi, ma mi farò perdonare. Promesso 😉

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