Chi ha paura di…

Se c’è una cosa che mi fa sorridere è ripensare alle paure che avevo da bambino. Quando si è bambini ci sembra tutto troppo grande, tutto troppo nuovo, e anche l’ombra di un cappotto appeso ad una gruccia diventa, nella nostra mente libera e innatamente creativa, un mostro terribile pronto a divorarci. Un tema, quello della paura infantile, che non deve essere assolutamente preso sottogamba, anzi: spesso la paura verso qualcosa di fantasioso o di apparentemente assurdo (il classico mostro sotto il letto) non è altro che la manifestazione di un timore più “tangibile” e radicato: la paura di rimanere soli, ad esempio, o quello di affrontare le sfide che la vita ci mette davanti. Niente, insomma, su cui si possa scherzare o che si possa prendere alla leggera. Ma adesso che sono passati vent’anni posso anche riderci sopra, o no? 😉
La mia paura era lui: E.T.

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« Fu difficile trovare la giusta rappresentazione di E.T., perché volevo qualcosa di speciale. Non volevo che sembrasse un alieno qualsiasi. Doveva essere qualcosa di anatomicamente diverso, in modo che il pubblico non pensasse che quello fosse un nano in una tuta. »

Steven Spielberg

Missione riuscita, caro Steven *mannaggia a te*!
Quello di Spielberg è un meraviglioso film di fantascienza, un’opera ormai classica sul tema della diversità (l’amicizia tra un bambino e un alieno) e il buon regista statunitense ha pensato bene di creare un personaggio alieno nel vero senso della parola: una specie di fusione tra uno gnomo, una tartaruga e un Grigio da creepypasta. Il risultato è un mostro che non mi ha fatto letteralmente chiudere occhio, perseguitando i miei sogni per tutte le elementari. Che cosa mi faceva tanto paura? Dopo così tanti anni non saprei neanche dirlo. Forse i versi che faceva, così insoliti e inaspettati, e il modo terrificante in cui allungava il collo, sovrastando il piccolo Elliot in altezza. Chi può dirlo?

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Fortunatamente, da un giorno all’altro la paura dell’innocuo mostriciattolo venuto dallo spazio se n’è svanita: miracoli della crescita. D’altronde i bambini capiscono fin troppo presto che difficilmente un mostro immaginario può far loro del male e imparano, ahimè, a temere i loro stessi simili. Quando si lasciano sopraffare dall’avidità o dalla follia dell’intolleranza, gli uomini diventano i mostri peggiori di tutti e superano qualsiasi cattivone di carta partorito dalle menti fervide di scrittori o sceneggiatori. La potenza del male, d’altronde, è insita nella sua banalità.

Ripensandoci un po’, quasi quasi mi mancano gli anni in cui avevo paura di un semplice alieno basso e grasso. In fondo, la cosa peggiore che potesse fare era alzare il collo di un metro XD
E voi? Qual è stata la paura che vi ha accompagnato durante l’infanzia? Siete andati sul classico (paura dell’acqua, terrore del buio) o avete qualche aneddoto particolare da raccontare? A voi la parola! 😉

P.S. Una piccola curiosità: E.T. non è altro che un sofisticato (per l’epoca) animatronic, realizzato dal pluripremiato artista degli effetti speciali italiano Carlo Rambaldi. Il viso dell’alieno è ispirato al poeta americano Carl Sandburg e, così sembrerebbe, ad Albert Einstein 😉

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