Kauula

Questo racconto partecipa al decimo contest non competitivo del Circolo Letterario Raynor’s Hall. Il tema estratto è Finlandia.

Kauula – 20lines

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«Dai nonno, raccontaci una storia!»
Ainikki era aggrappata ai braccioli della poltrona con aria avida; i suoi capelli risplendevano come paglia dorata sotto la luce di un pallido raggio di sole invernale.
«Va bene, Ainikki. Hekki, vuoi ascoltare anche tu?»
Hekki, che se ne stava seduto in un angolo a far pigolare il suo Nintendo 3Ds, abbassò lo schermo e si avvicinò controvoglia, alzando le spalle con noncuranza. Il vecchio parve soddisfatto e sorrise debolmente. Gli mancava qualche dente e i suoi occhi erano così azzurri che parevano lacrime di ghiaccio. Sulla fronte aveva un taglio profondo che scendeva giù, rosso, fino alla guancia, incidendogli un poco la palpebra così che sembrava dovesse aprirsi da un momento all’altro, come una strana porta arcuata.
«Siediti qui sulle mie ginocchia, Ainikki. Molto bene. Ora… La nostra storia inizia in un remoto villaggio dell’entroterra, situato dove i monti Salpausselkä si incontrano con i grandi laghi della Finlandia lacustre. Come dici, nipotina mia? Oh, non ricordo più il nome di quel paese. Ma non è importante: non era altro che una manciata di casette di legno abbarbicate su un crinale, in fila come chiocciole su una staccionata. Quando scendeva l’inverno un vento glaciale soffiava tra le case e allora pareva che una voce di donna cantasse una canzone d’amore. In questo villaggio viveva un ragazzo che aveva poco più dell’età di Heikki e pian piano stava diventando un uomo. Non è importante che sappiate il suo nome. A scuola era un vero discolo e l’unica cosa che gli piacesse fare era perdersi per la foresta o camminare sulle rive dei laghi. Un giorno, scappato di casa perché suo padre voleva mandarlo a lavorare come bracciante, se ne andò sulle rive di uno specchio d’acqua. E fu lì che la vide.»
«Che cosa, nonno?»
«Una volpe bianca, messa all’angolo da un feroce cinghiale. Era ferita. Il suo pelo candido si faceva ogni istante più rosso. Ancora un po’ e sarebbe caduta vittima del suo predatore.»
«Oh, no! E il ragazzo cosa fece?» domandò Ainikki, portandosi una manina alla bocca.
«Fece quello che il suo cuore gli suggerì. Combatté contro il cinghiale, con la sola forza delle sue mani giovani e forti. Fu una battaglia cruenta ma alla fine il ragazzo ebbe la meglio, solo che fu ferito dalla zanna dell’animale, che gli lasciò una profonda ferita sopra la faccia.»
«Oh, nonno! Ma allora eri tu!»
«Come dici, nipotina mia?»
«La ferita che hai sull’occhio. Fu il cinghiale a procurartela!»
Il vecchio, che si chiamava Timo, scoppiò a ridere.
«Se è quello che credi, allora è così Ainikki. Quel ragazzo ero io.»
Hekki scosse la testa e sbuffò rabbiosamente. La bambina lo fulminò con lo sguardo.
«E poi, nonno? Che accadde?»
«Accadde che la volpe emise un verso prolungato, come un canto. Allora si sollevò un vento fortissimo che alzò i fiocchi di neve da terra, facendoli danzare in circolo. Ne fui accecato e quando riaprii gli occhi vidi che, al posto del piccolo animale, c’era una donna bellissima, dalla carnagione pallida e delicata. Aveva i capelli d’oro. Brillavano come i gioielli di una regina.»
«Sì, come no.» borbottò amaro Hekki.
«Era una ninfa?» chiese Ainikki, ignorando il fratello.
«Sì lo era. Mi avvicinai tremante e, strappatomi un brandello dalla giacca, le curai le ferite. Lei mi sorrise. Da quell’istante, seppi che sarei appartenuto a lei per sempre. E non serviva parlare, oh no. Ci capivamo semplicemente guardandoci. Tornai molte volte da lei, nel corso degli anni, e ogni volta che ci guardavamo negli occhi mi pareva di comprendere un po’ di più della mia terra e del senso della vita. Poi, un giorno, morì, lasciandomi uno dei doni più grandi che si possano immaginare.»
«Che cosa, nonno?»
«Oh, non ve lo posso dire. È un segreto tra me e lei. Ricorderò per sempre l’ultima storia che mi narrò. Mi raccontò come era nata la Finlandia, come la Fata della Natura avesse scolpito la nostra terra, distendendosi su di essa e imprimendo le sue forme sensuali sulle rocce, sulle coste e sui prati, i suoi capelli trasformati in torrenti e ruscelli e alghe di fiume. Sì, bambini miei, questo è il segreto di come è stata creata la nostra terra ed è questo a renderla così speciale!»
Fu allora che Heikki non riuscì a trattenersi e balzò in piedi.
«Balle, nonno! Non esiste nessuna Fata della Natura, e tu lo sai. Perché ci racconti tutte queste sciocchezze?»
Il vecchio Timo ammutolì, stupito, mentre gli occhi di Ainikki si riempirono di lacrime.
«Cosa dici, stupido? Io ci credo alle storie di nonno!»
«Brava oca! Vuoi diventare come lui, che se ne sta solo tutto il giorno in questo buco, senza la TV o il cellulare? A fare da balia a noi quando nostra madre se ne va giù in città a sbattersi qualche cazzone incontrato al bar? Apri gli occhi, Ainikki! Dovrai pur crescere anche tu, un giorno!»
Detto questo si calò il cappello da rapper sugli occhi e si chiuse la porta alla spalle, sbattendola così forte che uno degli scoiattoli impagliati sulla mensola del caminetto si girò un po’ a sinistra come se si stesse guardando attorno con istintiva circospezione. Ainikki tirò su con il naso.
«Oh, nonno. Non capisco perché a volte faccia così…»
«Heikki sta diventando grande, piccola. E come tutti i grandi sceglie quello in cui credere. E tu dovrai rispettarlo sempre, capito? Il mondo in questo momento gli sembra così buio e insensato.»
«Te lo prometto, nonno. Io però ci credo alla tua storia.»
Timo sorrise ma lo fece stancamente, le sue labbra trasformate in una sottile linea affumicata dal sole. Il taglio che gli segnava il volto stillò una piccola goccia rubino, che il vecchio si affrettò ad asciugare con un fazzoletto.
«Tua nonna sarebbe fiera di te, Ainikki. Ma adesso sii paziente e vai a giocare fuori con tuo fratello. Sono stanco e ho bisogno di dormire.»
Non appena la bambina fu uscita, Timo si abbandonò sulla poltrona con un sospiro. Afferrò la catena che portava appesa al collo e la sfilò dalla camicia. Era un ciondolo, uno di quelli che si aprivano in due metà. Timo lo fece scattare e una luce innaturale, come l’apparizione di un angelo, invase improvvisamente la stanza. Dentro al gioiello, protetto da un vetro, c’era un sottile capello dorato.
«Ogni giorno, dolce Kauula, tua nipote diventa sempre più simile a te.» sussurrò Timo.
Detto questo, chiuse gli occhi e si addormentò. Sognò le forme bianche e sinuose della sua Finlandia.

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8 pensieri su “Kauula

  1. Pingback: Storie del Contest X [CONCLUSO] | Raynor's Hall

  2. Due fratelli, due modi di intendere la realtà così distanti. Ciao, la tua storia mi ha lasciato proprio questo: crescere non vuol dire per forza diventare pessimisti e Heikki non ha una grande considerazione della sua stessa madre. È vero, il mondo reale non è certamente quello delle favole, ma da qui a fare il “duro” ce ne passa. probabilmente è solo l’adolescenza ma il suo comportamento mi ha addolorato, e la leggende era così apprezzabile che appunto Heikki avrebbe fatto meglio a cogliere l’insegnamento dietro questa piuttosto che guardare solo la superficie. E poi la cicatrice era anche vera!
    Comunque sia scrivi molto bene, complimenti!

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  3. Le tue storie sono sempre soffuse di una fantasia che avvolge la realtà. Vi è sempre qualcosa che deve incitare a riflettere, a rivolgersi a chi magari ha perso le speranze o magari a un adulto che ha ancora molto da imparare nella propria vita. Triste, malinconica ma molto bella. Heikki forse è abbattuto, stanco di una vita di misteri e nonostante questo viene capito, viene scusato e mai bisogna rimproverarlo per la sua scelta. Lui ha fatto la sua scelta, seccato dal mondo, che forse al lettore resta ancora sognare?

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    • Grazie mille per il bel commento, Alice 😉 Devo dire che quando penso ad una storia fantastica mi viene sempre in mente questo equilibrio fragile tra realtà e fantasia. Non riuscirei (o almeno non ancora) a scrivere un fantasy vero e proprio, dove la fantasia diventa una realtà razionale a tutti gli effetti. Allo stato attuale preferisco una specie di indecisione fra le due, come se aspettasse al lettore cosa credere: al sogno o alla realtà? Forse, dopotutto, la vera magia nel nostro mondo è la creatività 😉

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  4. Le tue storie nascondo sempre un fondo di tenerezza e durezza che si compenetrano perfettamente. Io le storie di quel tipo le ascolto e leggo sempre volentieri, ma questo non vuol dire che chi crede nelle favole non conosca i mali del mondo… Trovo triste chi le considera sciocchezze.

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