Akira e Tiko

Questa breve storia partecipa al contest estivo indetto dal Circolo Letterario Raynor’s Hall. Queste le principali regole del concorso:

  • Il racconto non dovrà superare le 4mila parole.
  • Il racconto dovrà essere di genere FANTASTICO e dovrà contenere elementi sovrannaturali (favole, fantasy, gotici, horror, future fantasy…)
  • UN testo a persona, se non verrà considerato non attinente al tema, avrete tempo per scriverne un altro.
  • Il testo, stavolta, deve essere INEDITO, quindi creato apposta o comunque non postato prima.

Akira e Tiko – 20lines

akira e...

All’alba dei tempi, in una terra di grandi savane, di grandi montagne e grandi laghi, un bambino e un giovane leone bianco si incontrarono nei pressi di una pozza d’acqua torbida. Il piccolo uomo, che era uscito per la sua prima battuta di caccia, stringeva fra le mani una lancia che, in altezza, lo superava di due cubiti. Il leone, che doveva ancora dimenticare il sapore dolce del latte di sua madre, aveva artigli e denti taglienti come spade.
L’uomo e il leone si fissarono a lungo, senza proferir parola. Entrambi erano stati educati a temersi e odiarsi. Nelle grandi sale di pietra giù al villaggio del Sole, gli uomini aveva dipinto il loro grande odio per i leoni con la bile nera dei grandi serpenti. Fra i grandi alberi della grande savana, i leoni riservavano all’argomento uomini i loro ruggiti più bellicosi.
L’uomo e il leone continuavano a fissarsi, ma il sole era caldo e il richiamo dell’acqua troppo invitante. Così, rinfoderati gli artigli e lasciata cadere la lancia, si avvicinarono alla pozza e iniziarono a bere.
«Come ti chiami?» chiese il ragazzo, asciugandosi la bocca con il palmo.
«Tiko.» ruggì piano il leone.
«Akira.» ribatté il giovane, toccandosi il petto con la mano, in segno di rispetto verso il suo nemico. Detto questo, voltarono le spalle e proseguirono. Si incontrarono per altre tre volte alla fonte, nel corso delle loro vite, e tutte e tre le volte si comportarono in quel modo, senza provare nessuna voglia di ammazzarsi.
Ma venne la guerra, e uomini e leoni dovettero fronteggiarsi in campo aperto, senza che nessuno di loro sapesse bene il perché. Avevano sete di morte e a spingerli era quella cieca forza irrazionale che alcuni, ancora adesso, chiamano istinto. Gli dèi, che avevano occhi di cielo e cuori di alabastro, l’avrebbero chiamata paura.

Gli schieramenti, sbavanti di rabbia, con occhi, bocche e code che smaniavano, si scontrarono alle prime luci dell’alba, sotto il vento fetido di un temporale fuori stagione. Il cielo color ossidiana era mutevole come il cuore degli uomini. Il segnale della battaglia fu dato da un fulmine bianco, che cadde sopra un’acacia, tagliandola a metà e sprizzando ovunque scintille che parevano anime dannate; il fuoco illuminò i volti e i musi dei soldati, accendendo i loro occhi immobili di un cupo riflesso vermiglio. Con un grido, gli eserciti si corsero incontro e, assordati dal vento che serpeggiava fra loro, cozzarono l’uno contro l’altro. Ruggiti e grida bellicose si mescolarono in una cacofonia terribile, un epinicio proveniente dalle più remote ombre dell’Aldilà.
Akira e Tiko si notarono da lontano, riconoscendosi come avrebbero fatto due amici che si fossero incontrati dopo anni di silenzio. Anche in quell’occasione, nell’umidità della pioggia e del sangue che bagnava la savana, quello che provarono non fu la voglia di uccidersi ma solo un fraterno compatimento. Ma avevano fatto un voto di appartenenza alle rispettive tribù e non poterono far altro che corrersi incontro, ognuno con le proprie armi sguainate: una lunga lancia d’osso e artigli e denti affilati come spade.

Al termine della battaglia, furono ritrovati insieme, chiusi in un abbraccio mortale, resi simili dal colore rosso del sangue che li ricopriva come il manto di un re. Sembravano morti in pace, ma chi avrebbe potuto giurarlo?
Durante la tregua decisa per seppellire i morti, gli sciamani degli uomini e quelli dei leoni si consultarono, incapaci di decifrare quel segno. I due nemici erano morti odiandosi o amandosi? Senza quella risposta, nessuno avrebbe osato spostare i corpi per bruciarli o tumularli, perché diversi erano i riti funebri per le nemesi o per i fratelli che trovavano la morte assieme. Fu così che i corpi di Akira e Tiko vennero lasciati all’inclemenza del vento perché fossero gli altri animali a decidere della loro sorte. Ma né gli avvoltoi né le iene seppero darsi una risposta e nemmeno loro trovarono il coraggio di toccare le spoglie.
Allora Wulè, il sommo creatore di tutte le cose, mosso a pietà per la sorte di quei valorosi guerrieri, prese con le sue mani di vetro i due corpi e ne adornò le volte del cielo.

E ancora oggi, la costellazione dell’uomo e quella del leone bianco si fronteggiano, e neppure i più saggi sanno dire se il loro sia un atteggiamento di sfida o di amicizia.

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4 pensieri su “Akira e Tiko

  1. Bellissimo racconto!
    Il legame tra Akira e Tiko, è un sentimento unico e speciale, fatto di rispetto, amicizia e saggezza, quello che manca nella quasi totalità degli esseri viventi.

    Liked by 1 persona

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