Presentazioni di settembre

E con ieri le presentazioni di settembre de “Il faro di Blackdale” si sono concluse.

Un grazie di cuore a chi ha partecipato: mi avete dimostrato un calore che mi ha davvero commosso. Credevo che scrivere un libro fosse solo stare dietro ad una scrivania, a pigiare i pulsanti di una tastiera. E invece è molto più di questo: è parlare, conoscere, stringere la mano, rispondere a domande, condividere un sorriso. Un’esperienza inedita per me e incredibilmente arricchente.
Un sentito grazie anche alla libreria Pangea di Padova e alla Biblioteca Civica di Mestre per la cortesia dimostratami e per le sale che mi sono state concesse.

Ora qualche giorno di riposo e poi ricomincerò a seguire di nuovo il blog.
Grazie ancora e a presto!

P.S. Vi lascio con gli scatti delle due presentazioni! E ricordatevi, se già non lo avete fatto, di seguire la Pagina Facebook ufficiale!

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Il faro di Blackdale – settembre 2016

Dopo la pausa estiva, il tour de “Il faro di Blackdale” ricomincia alla grande! Ben due occasioni di incontro nel mese di settembre, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra: la prima a Padova, alla Libreria Pangea. La seconda a Mestre, alla Biblioteca Civica (VEZ). Se volete conoscere meglio il mio romanzo d’esordio, beh questa è l’occasione giusta. Venite a visitare il magico mondo di Blackdale e a scoprire quanto la creatività possa fare la differenza!
Di seguito troverete le locandine dell’evento, con tutte le informazioni utili per non perdervi e presentarvi puntuali XD Se abitate in città e pensate di venire, ricordatevi di far girare la voce! Grazie e a presto! 😉

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Riflessioni – Fertility day

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Voglio dire la mia sul Fertility day, giornata voluta dal Ministero della Salute per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della fertilità. A livello di nascite, infatti, siamo messi abbastanza male nel Bel paese e il ministro Lorenzin ha ritenuto giusto smuovere le coscienze sul tema. Quella che poteva essere una semplice campagna informativa (l’unica che avesse senso) sugli effetti negativi di fumo, droga e alcol sulla fertilità si è rivelata essere, complice una serie di cartoline dal dubbio gusto, una prepotente richiesta, che si può riassumere con questa frase dispotica: “Fate figli. Ci servono”.
Ed ecco che, attorno a questo concetto tirannico, nascono slogan come quello che vedete sopra: “Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva”. O ancora: “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna!”
Le domande e l’indignazione sorgono spontanee. Da quand’è che far figli è una richiesta da soddisfare in quattro e quattr’otto, come se mettere al mondo un bambino fosse l’equivalente di comprarsi una merendina dal distributore automatico? Ma, soprattutto: non si rendono conto che, se la natalità scende, i problemi sono da ricercare più a fondo e che c’è ben altro da fare che rivolgersi ad un’agenzia di comunicazione?

Non appena mi sono passate sotto gli occhi le immagini di questa sventurata campagna, i miei pensieri sono stati due:

  1. Primo. Volete che facciamo figli? Pubblicare ADV da quattro soldi non ci convincerà di certo. Dateci piuttosto più garanzie, un lavoro come si deve, la stabilità economica, asili nido aziendali per tutelare il diritto al lavoro delle donne/madri. Poniamoci l’unica domanda possibile: chi è lo scriteriato che farebbe un figlio a vent’anni senza un posto fisso, senza la possibilità di dargli un futuro come si deve?
  2. Secondo. Ma che consulenti di comunicazione hanno quelli del Ministero? Possibile che chi ha progettato questa campagna non abbia pensato alle reazioni (più che condivisibili) della gente? E, soprattutto, non si sono resi conto dell’immensa ipocrisia delle loro parole? Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile così alto che molti di noi emigrano in altri paesi, con una valigia piena di sogni ma, soprattutto, di paure. È questo il clima e il momento giusti per mettere al mondo un pupo?

La mia impressione è che con questa mossa becera, il governo abbia ancora una volta mostrato la sua totale mancanza di sensibilità e di contatto con la realtà. È l’egoismo ad impedirci di far figli? È colpa nostra se in Italia si registra un tasso di natalità tra i più bassi di Europa (1,37). Io non credo. Proprio no. La colpa semmai è di uno Stato incapace di gestire un paese e, più di tutto, incapace di trovare una soluzione che non sia quella di strillare ai quattro venti, girando il coltello nella piaga, che il nostro orologio biologico continua a ticchettare e che non si ferma. Oh, ma noi sì che ci fermiamo. Ci fermiamo e alziamo la testa, con rabbia e fierezza. Cosa siamo noi giovani, carne da cannone? Evidentemente, per qualcuno, lo siamo.