Riflessioni – Fertility day

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Voglio dire la mia sul Fertility day, giornata voluta dal Ministero della Salute per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della fertilità. A livello di nascite, infatti, siamo messi abbastanza male nel Bel paese e il ministro Lorenzin ha ritenuto giusto smuovere le coscienze sul tema. Quella che poteva essere una semplice campagna informativa (l’unica che avesse senso) sugli effetti negativi di fumo, droga e alcol sulla fertilità si è rivelata essere, complice una serie di cartoline dal dubbio gusto, una prepotente richiesta, che si può riassumere con questa frase dispotica: “Fate figli. Ci servono”.
Ed ecco che, attorno a questo concetto tirannico, nascono slogan come quello che vedete sopra: “Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva”. O ancora: “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna!”
Le domande e l’indignazione sorgono spontanee. Da quand’è che far figli è una richiesta da soddisfare in quattro e quattr’otto, come se mettere al mondo un bambino fosse l’equivalente di comprarsi una merendina dal distributore automatico? Ma, soprattutto: non si rendono conto che, se la natalità scende, i problemi sono da ricercare più a fondo e che c’è ben altro da fare che rivolgersi ad un’agenzia di comunicazione?

Non appena mi sono passate sotto gli occhi le immagini di questa sventurata campagna, i miei pensieri sono stati due:

  1. Primo. Volete che facciamo figli? Pubblicare ADV da quattro soldi non ci convincerà di certo. Dateci piuttosto più garanzie, un lavoro come si deve, la stabilità economica, asili nido aziendali per tutelare il diritto al lavoro delle donne/madri. Poniamoci l’unica domanda possibile: chi è lo scriteriato che farebbe un figlio a vent’anni senza un posto fisso, senza la possibilità di dargli un futuro come si deve?
  2. Secondo. Ma che consulenti di comunicazione hanno quelli del Ministero? Possibile che chi ha progettato questa campagna non abbia pensato alle reazioni (più che condivisibili) della gente? E, soprattutto, non si sono resi conto dell’immensa ipocrisia delle loro parole? Abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile così alto che molti di noi emigrano in altri paesi, con una valigia piena di sogni ma, soprattutto, di paure. È questo il clima e il momento giusti per mettere al mondo un pupo?

La mia impressione è che con questa mossa becera, il governo abbia ancora una volta mostrato la sua totale mancanza di sensibilità e di contatto con la realtà. È l’egoismo ad impedirci di far figli? È colpa nostra se in Italia si registra un tasso di natalità tra i più bassi di Europa (1,37). Io non credo. Proprio no. La colpa semmai è di uno Stato incapace di gestire un paese e, più di tutto, incapace di trovare una soluzione che non sia quella di strillare ai quattro venti, girando il coltello nella piaga, che il nostro orologio biologico continua a ticchettare e che non si ferma. Oh, ma noi sì che ci fermiamo. Ci fermiamo e alziamo la testa, con rabbia e fierezza. Cosa siamo noi giovani, carne da cannone? Evidentemente, per qualcuno, lo siamo.

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6 pensieri su “Riflessioni – Fertility day

  1. A parte che “tasso 0 di nascite” non vuol dire che non si facciano figli, bensì che il numero di neonati e di anziani è lo stesso, a parte che ci sono tanti di quegli orfani che necessitano di essere adottati, a parte tutto… Ma saranno pure cazzi miei se non mi sento pronta a fare un figlio o non lo voglio? 😒 A prescindere di tutto, fare un figlio è una responsabilità, anche avendo un lavoro stabile non è detto che io voglia rimanere incinta.

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  2. tutto condivisibile. aggiungerei solo che il “fertility day” è una delle tante armi di distrazione di massa portate scientemente agli onori delle cronache come elemento diversivo. l’attenzione, in parte o totalmente, si focalizza su argomenti sostanzialmente innocui (che mi piace definire “questioni cosmetiche”), da cui scaturiscono le solite schermaglie tra fautori, oppositori, offesi e quant’altro che così riempiono telegiornali, quotidiani blog e compagnia bella occupando uno *spazio fisico* che necessariamente viene sottratto ad argomenti ben più scomodi. ad esempio, il falso problema della denatalità è in larga parte epifenomeno del grande problema della disoccupazione giovanile e della precarizzazione del lavoro, che è una conseguenza della necessità di una vasta disoccupazione *strutturale* affinché si possa portare avanti la sistematica compressione dei diritti dei lavoratori nonché la deflazione salariale in un sistema di cambio fisso. a proposito, almento tu che sei una persona sveglia e che gode di tutta la mia stima, hai capito la relazione che corre tra l’impossibilità di svalutare la moneta e la necessità di svalutare il lavoro? mmmm….

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  3. La tua è un’ottima analisi Malos 😉 Tra l’altro, proprio in relazione alla svalutazione del lavoro (salari sempre più bassi quando hai la fortuna di averne uno), il ministro Lorenzin pare che abbia chiesto in una trasmissione se c’è qualche creativo che a TITOLO GRATUITO possa dare una mano al ministero della salute a rimettere in sesto la campagna. Della serie, lavorate e pure gratis.

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