Brividi di inchiostro – letture consigliate nella notte più nera dell’anno

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Si avvicina la notte più spaventosa dell’anno. Perché non passarla al calduccio, luce di candela, coperta di poliestere, libro horror stretto tra le mani, ad ascoltare solo il rumore del vostro cuore che batte sempre più velocemente? Che senso ha uscire, quando il vero terrore si nasconde in quei piccoli segni neri che, come macchie di sangue seccato, violano il candore virginale delle pagine?
Restate a casa, ascoltate me, ascoltate la voce della vostra paura. Lasciatevi cullare dalle parole di chi, qualche secolo prima di voi, ha compiuto il trapasso, squarciando il Velo per raggiungere l’Oltreluogo. Non sentite i loro spiriti che gemono ad ogni pagina sfogliata, i loro sussurri farsi strada nelle vostre orecchie ad ogni paragrafo? Restate a casa, date retta a me. Che poi non sia mai che là fuori ci sia qualche mostro vero, in attesa che un lettore inconsapevole metta il naso fuori casa, in questa notte gelida (più o meno) di fine ottobre. Restate a casa e avrete salva la vita. Perché non si può davvero morire di paura mentre si legge un libro. O forse sì?

Ecco tre letture consigliate per una notte di terrore.

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  • H.P. Lovecraft. Il sommo, uno dei maggiori scrittori horror di tutti i tempi e considerato da molti uno dei pionieri della fantascienza americana. Con le sue visioni apocalittiche di mostri tentacolati e dèi abominevoli ha influenzato registi, artisti e scrittori. È dalle sue pagine che nascono successi come “It” di Stephen King, “La cosa” di Carpenter o “Hellboy” di Mike Mignola. Addentratevi in visioni nere come l’inchiostro e pregate di ritrovare la strada per tornare alla luce.

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  • Stephen King. Lo scrittore horror più osannato e prolifico del mondo. Ha regalato al mondo alcuni dei romanzi più spaventosi di sempre. È il compagno perfetto per una serata da brivido. Anche se potenzialmente TUTTI i suoi romanzi sono una sinfonia di terrore, io ve ne consiglio uno in particolare: Misery. Se amate scrivere vi sentirete vicini al protagonista, lo scrittore Paul Sheldon, in balia di una fan decisamente fuori di testa. E allora sì che vi verranno gli incubi.

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  1. Edgar Allan Poe. Un autore che non ha bisogno di presentazioni. Critico, giornalista, poeta e narratore. Probabilmente uno tra gli scrittori statunitensi più influenti di sempre. È lui che ha fissati i canoni della letteratura dell’orrore e del giallo, oltre che della fantascienza. Lovecraft in persona lo considerava un maestro. Insomma, si merita ampiamente di far parte di questa breve lista. Tanto più che i suoi racconti continuano a spaventare dopo oltre centocinquanta anni, sempre freschi e con un ritmo invidiabile. Ce ne sarebbero molti da consigliare, ma io ve ne dirò tre in particolare: “Il gatto nero”, “Il pozzo e il pendolo” e “Il cuore rivelatore”. Vedrete che c’è un motivo per cui le opere di Poe sono diventate dei classici intramontabili.

Probabilmente molti di voi avranno già letto questi capolavori. Per tutti gli altri, è arrivato il momento di recuperare 😉
E voi, avete qualche libro da consigliare? Magari il romanzo di uno scrittore meno conosciuto, un autore contemporaneo che vi ha colpito particolarmente con le sue visioni orrorifiche. Sono curioso di sentire la vostra opinione 😉
Intanto grazie e a presto. Oh, prima di dimenticarmene… Buon Halloween! 😉

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Recensione “Il faro di Blackdale” di Alvise Brugnolo

La recensione de “Il faro di Blackdale” di Irene Sartori. Grazie di cuore per le belle parole! 🙂

Ali di pergamena

Ecco a voi Il faro di Blackdale! Un libro che tutti, davvero, dovrebbero leggere. Per migliorare questo mondo e quindi anche la nostra vita.

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Cameriere, c’è una minestra nella mia mosca

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«Oè ragazzi, che si fa stasera? ‘Na pizzetta?»
«Naaaa, come sei mainstream! E se andassimo in quel posto nuovo?»
«Quale? Quello in Via Cimice 21? Oh, buona idea! Ho proprio voglia di un tramezzino coi vermi.»
«Allora siamo d’accordo. Così mi faccio un’insalatina di bacarozzi leggera leggera.»

Dialogo da fantascienza? Non proprio. Gli insetti potrebbero essere il cibo del futuro. O almeno è questo che si legge un po’ ovunque su testate nazionali, blog e riviste specializzate. Di sicuro, visto che fra una decina d’anni la terra conterà nove miliardi di persone, i nostri amici a sei zampe potrebbero diventare davvero una risorsa alimentare insostituibile, visto che sono ricchi di proteine e soprattutto eco-sostenibili. Dalle formiche fritte in Cina ai bruchi in salamoia in Africa: nel mondo vengono già consumate 2000 specie diverse di insetti. Insomma, manchiamo solo noi.

Dal punto di vista normativo la situazione europea è ancora poco chiara, ma chissà: fra qualche mese potremmo trovare locuste, scorpioni e larve del legno sugli scaffali del supermercato, magari vicino ad una succulenta bistecca di maiale o ai dadi da brodo. Ci sono già i primi pionieri, come la start-up Italbugs che, tra le altre cose, ha proposto un panettone realizzato con farina di baco da seta. Vi è già venuta l’acquolina in bocca, eh?

Non so come voi la pensiate ma, a me, la cosa non disturba affatto. Sono aperto alle sperimentazioni, soprattutto se culinarie (chi mi segue sa già quanto adori mangiare). Purtroppo mi rendo conto che le abitudini possono essere degli ostacoli duri da abbattere e lo dimostrano i numerosi commenti piccati sui social. C’è chi parla di un gombloddo1!1! ai danni della nostra cucina e chi si è già lanciato in una crociata contro l’invasione di questi “costumi barbari”. Noi, proprio noi, che abbiamo inventato i bucatini dell’amatriciana, i tonnarelli cacio e pepe e l’impepata di cozze! Abbassarsi a trangugiare gli stessi mostriciattoli che spiaccichiamo con le ciabatte di casa? Giammai!!
E in effetti, al solo pensiero di addentare una cavalletta o uno scorpione mi vengono i brividi e mi si chiude lo stomaco. Ma voglio farmi forza e provare. La prima volta che troverò da qualche parte un barattolo di locuste o un sacchetto di farina di baco da seta, lo comprerò e mi ci farò un pranzetto. Magari vomiterò tutto quanto, ma almeno potrò dire orgogliosamente di averci provato. Sembrerebbe, tra l’altro, che i gusti non siano neanche tanto male: gamberetto per lo scorpione, nocciola per il coleottero e cereali per il baco. Che poi tanto, come ci ricorda Mouse in Matrix, alla fin fine sa tutto di pollo.

E voi, per caso avete avuto modo di assaggiare queste “prelibatezze”, magari durate un viaggetto in Thailandia? Se sì fatemelo sapere con un commento 😉 Sono davvero curioso!

Film consigliati – Il tredicesimo piano

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E oggi parliamo di architettura.
No, sto scherzando. Parliamo di film, di uno di quei film semi-sconosciuti che scopri per caso in un blog a caso. E il film di oggi è *rullo di tamburi*…

…”Il tredicesimo piano“, prodotto da Roland Emmerich e diretto dal regista tedesco Josef Rusnak. Un film di cui, dai confessatelo, non avete mai sentito parlare.

Ecco la trama a grandi linee (e senza spoiler):

“Hannon Fuller, esperto programmatore e pioniere della realtà virtuale, viene brutalmente assassinato. Sospettato dell’omicidio, il collega Douglas Hall sarà costretto suo malgrado a vederci chiaro, finendo, tra un indizio e l’altro, nel mondo virtuale creato da Hannon: una perfetta rielaborazione della Los Angeles degli anni ’30 dove gli avatar virtuali sono programmati così bene da credere di essere veri.”

Vi ricorda qualcosa? Già, proprio così. Uscito pochi mesi dopo Matrix (è il 1999), “Il tredicesimo piano” viene letteralmente asfaltato dal rivale. D’altronde la creatura dei fratelli Wachowski (ops, sorelle) ha potuto contare su un budget maggiore, ha alle sue spalle un’idea più forte e un’ambientazione che si sposa meglio con l’immagine che tutti noi abbiamo della fantascienza: astronavi, grandi minacce, super computer malvagi e mitragliozzi gatling a più non posso.

Naturale che un film dove non comparivano grandi nomi (se si escludono Vincent D’Onofrio e Armin Mueller-Stahl) fosse destinato all’oblio. E questo è un vero peccato: in fondo “Il tredicesimo piano” è un buon fanta-thriller che punta tutto sulla qualità della narrazione, senza tempi morti e sconfinando spesso nell’atmosfera noir degli anni ’30, quella che ci si aspetterebbe da un romanzo di Agatha Christie. Diciamo che mentre la saga dell’Eletto parla della realtà virtuale nella sua accezione più cupa e orwelliana, il gioiellino di Rusnak lo fa in modo più intimista, riflettendo anche sulla vita in senso stretto. Quante volte ci chiediamo se facciamo parte di un programma e se, da qualche parte sopra di noi, il nostro creatore si stia facendo una grassa risata, mentre ci osserva attentamente dal freddo schermo di un computer?

Perciò, ottimo lavoro, caro Rusnak. E mi dispiace che il tuo film sia passato un po’ in sordina. Unica pecca, un finale troppo zuccheroso e banale, che rovina la storia come un piccolo taglio su un bel dipinto. Se amate la fantascienza e i gialli, questo film propone un perfetto mix tra i due che vi lascerà sicuramente soddisfatti!

Oh, dimenticavo. Piccola curiosità: la sceneggiatura è basata sul romanzo Simulacron-3 di Daniel F. Galouye. Scommetto che neanche di questo avete mai sentito parlare. E siete in buona compagnia 😉