Magnum – bravi bravi in modo assurdo

magnumband

Se c’è una band che si meritava di meglio dalla propria carriera beh, questa band sono i Magnum.

Fino a tre mesi fa credevo che “magnum” si riferisse solo ad una linea di gelati, all’espressione di Derek Zoolander e alle celebre serie televisiva poliziesca con Tom Selleck.
Poi, mentre guardavo un live degli Avantasia su youtube, mi è apparso lui: Bob Catley. Dico apparso perché, sotto la luce aurea dei riflettori, con le sue movenze e i suoi gesti misteriosi, sembrava quasi un vecchio e saggio stregone, una specie di Gandalf del rock salito sul palco per mostrare al pubblico che i cantanti, quelli veri, sono come il buon vino. Invecchiando migliorano e, soprattutto, non sanno mai di tappo.
La curiosità mi ha spinto a chiudere la pagina di Youtube (al diavolo gli Avantasia) e a spostarmi su Wikipedia. Dove ho scoperto che il buon Bob Catley, che adesso ha settant’anni suonati, aveva una band. E che questa band, tutt’ora attiva, si chiamava Magnum.


Da Wikipedia sono tornato su Youtube, ho digitato il loro nome e mi si è aperto un mondo. In meno di tre minuti sono diventati la mia band preferita, scalzando le leggende che avevano ormai preso dimora, con tanto di attestato d’eccellenza, nella mia top ten. Addio Judas Priest, Iron Maiden e Virgin Steele. Benvenuti, Magnum. Sedetevi lì, sì su quelle poltrone rosse che sembrano dei troni. State comodi? Vi porto un pouf? A posto così? Bene.

Anche se sono fra le band più sottovalutate degli anni ’80, i Magnum sono diventati, nel tempo, una band di culto, venerati dagli addetti ai lavori (altri musicisti) e dai nostalgici del sound anni ’80 (come il sottoscritto).
Che cosa rende grandi i Magnum? Semplice: sono perfetti. A livello compositivo, a livello di testi, a livello vocale (Bob Catley è un mostro sacro, con un timbro vocale che in certi passaggi mi ricorda Freddie Mercury), incredibilmente passionali mentre si esibiscono, teatrali quanto basta per mandare in visibilio un qualsiasi rocker o metallaro che si rispetti.

Un pizzico di Europe, un tocco di Queen, una spolverata di Toto ma riuscendo sempre ad essere personali, i Magnum propongono un rock maturo, dolce, trascinante, accattivante e dannatamente orecchiabile, che a volte sconfina – ma senza esagerare – nel pop rock. Con un mix esplosivo fra AOR (lo stesso genere di Bruce Springsteen e dei Bon Jovi), Hard Rock e Heavy Metal, la band di Catley e di Tony Clarkin si destreggia abilmente tra argomenti diversi, parlando di amore, guerra, morte, sogno, magia e mistero, e tessendo atmosfere oniriche, pacifiche ma anche malinconicamente tragiche.

Che altro dire, se non consigliarvi di ascoltare questo meraviglioso gruppo? Vi suggerisco di “degustare” il live del 1988 all’Hammersmith Odeon, che riunisce i loro pezzi migliori.
Prima di salutarvi vi lascio con il testo (in inglese) di una delle loro canzoni che preferisco: “Don’t wake the lion”. Alla prossima 😉

It was the day that war broke out
Everyone seemed exited
While young men boasted
And talked of great times
Dark clouds gathered
on the Maginot line
Sisters and fathers
Brothers and sons
All said goodbye
It seemes so much fun
We’ll be finished by Christmas
Back home by the fire
Perish the distance
The bombs and the wire
Don’t wake the lion
[…]

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2 pensieri su “Magnum – bravi bravi in modo assurdo

  1. bhè Alvise, sei riuscito a scovare un gruppo rock davvero di nicchia, hard and progressive ma con quelle sonorità melodiche che lo rendono godibile in qualunque occasione: esemplificativa la famosa On A Storytellers Night che nella versione studio è più morbida che in live. Ma in Italia erano e sono meno che poco conosciuti!!
    Grazie per questo magico amarcord 😉

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