Buon Natale!

natale.jpg

Diciamoci la verità: questo 2016 non è stato un granché. Tra politici corrotti (e stronzi), attentati terroristici, terremoti e l’onnipresente crisi siamo arrivati a dicembre con tanti interrogativi e un po’ di sconforto. Ma ehi, non vale mai la pena buttarsi giù, o sbaglio? Per quanto il mondo ci possa sembrare crudele ci sarà sempre qualcosa di meraviglioso per cui combattere: un sogno non ancora realizzato, il sorriso di una bella ragazza incontrata per la strada, un piccolo fiore che sbuca, come per miracolo, da una crepa dell’asfalto. La nostra realtà, insomma, saprà ancora incantarci. E lo farà sempre.

Perciò, quello che posso augurarvi per questo Natale e per l’anno che verrà è che non vi manchi mai la magia. Ma mica la magia delle favole, quella dei libri fantasy (che tra l’altro adoro), levitazione, scope volanti e quelle cose lì. No: quello che vi auguro è una magia concreta, qualcosa che arricchisca ogni giorno la vostra vita. Una magia che è anche uno stile di vita e una missione: non perdere mai la voglia di conoscere e conoscersi.

Davvero, di cuore…

buonatale.jpg

Oh, prima di dimenticarmene, la bella immagine di copertina la trovate su Freepik 😉

 

Annunci

Film consigliati – Song of the sea

song-main

E ritorniamo a parlare di animazione, con una piccola perla del genere: Song of the Sea.
Uscito dalla fervida immaginazione di Tomm More – giovane animatore irlandese che si era già fatto notare con il candidato all’oscar “The Secret of Kells” – il cartone animato in questione è una piccola fiaba delicata e malinconica, che vi porterà per mano sulle coste irlandesi, in mezzo a giganti, folletti e… selkie.

Saoirse è una bambina particolare: a sei anni deve ancora imparare a parlare. Vive con il fratello maggiore Ben e il padre Conor su un’isola della costa irlandese. Con il mare ha un legame particolare e con il passare del tempo ne è sempre più attirata. Non è un caso: Saoirse, come la madre scomparsa, è una selkie, una creatura mitologica dotata di un canto fatato. Non ci vorrà molto perché questo potere susciti l’interesse della perfida strega Macha, che vuole impedire a Saoirse di rovinarle i piani.

E così Ben, che da sempre prova rancore per la sorellina (la incolpa per la sparizione della madre) dovrà mettersi in gioco e rischiare la sua vita per salvarla. In ballo non c’è solo la loro salvezza, ovviamente, ma anche quella dell’intero mondo magico!

Song of the sea è un cartone animato unico sotto tutti i punti di vista. Visivamente è straordinario, con uno stile che sembra appartenere ad un libro illustrato per bambini: un caleidoscopio di colori che vi trascinerà – fin dalla prima scena – in un mondo da fiaba, a cavallo tra realtà e immaginazione, tra acqua e terra, tra antico e moderno. Proprio come ci aspetteremmo da uno dei capolavori dello Studio Ghibli, da cui Tomm More prende in parte ispirazione, soprattutto nel modo in cui la leggenda sfuma nella quotidianità.

Unica è anche la storia, che dosa sapientemente mitologia nordica e problematiche attuali. Al centro c’è il conflitto tra fratelli – che prima si odiano e poi imparano a volersi bene – ma anche quello tra generazioni, fra gli adulti – timorosi che i figli scoprano il mondo anche nei lati più oscuri – e i bambini, che vengono chiamati a mettersi in gioco per crescere e scegliersi il loro futuro.

E poi, ad arricchire il tutto c’è il messaggio: non dobbiamo temere le emozioni né il dolore. Senza le risate, senza la paura e – perché no – senza le lacrime, non potremmo definirci esseri umani. Saremmo solamente pietra.

Insomma, Song of the Sea è un’opera di una bellezza struggente, la risposta intima ad un tipo di animazione 3D che ha ormai monopolizzato il mondo dei cartoni. Visti gli altissimi risultati dei film di More (o di quelli dello Studio Ghibli o di Sylvain Chomet) viene da chiedersi il perché, di questo monopolio 😉

5 consigli per riconoscere le bufale

bufala.jpg

Sarà capitato anche a voi di imbattervi in una bufala. No, non intendo il placido bovino che ci ha reso famosi in tutto il mondo per le nostre mozzarelle, ma uno dei tanti fake che circolano per la Rete. Subdole notizie che si camuffano così bene da ingannare l’occhio degli utenti. L’impatto virale – e perciò pericoloso – di queste notizie è dovuto alla loro strabordante sensazionalità. Fateci caso: si avvicina la data del Referendum costituzionale e su Facebook – fra i sostenitori del No – comincia a serpeggiare la notizia del ritrovamento di milioni di schede già contrassegnate con il sì. Una notizia falsa, ovviamente, ma che è stata capace di rimbalzare per la Rete, risvegliando i furori dei complottisti di turno e collezionando oltre 5000 condivisioni. Il meccanismo è ormai rodato, ma funziona sempre. D’altronde, le emozioni suscitate da una notizia scandalosa innescano facilmente le decisioni prese “di pancia” che, sul web, si traducono in un’unica azione: la pressione del tasto condividi.

E non crediate che a cascarci siano solo i cinquantenni, notoriamente meno esperti nella navigazione su Internet: la Stanford Graduated School of Education – in occasione della candidatura di Donald Trump – ha condotto una ricerca su 8000 liceali, rivelando che i  digital natives – i giovani nati dopo il 1995 – rischiano di cadere nella trappola dei fake come chiunque altro.

Un dato preoccupante – soprattutto se a ridosso di un’elezione politica o di un referendum –  e che non è passato inosservato ai colossi dell’informazione, come Reuters – agenzia di stampa britannica – e Facebook. A colpi di algoritmi, le due società promettono una guerra senza quartiere ai fake, per ridurre al minimo la proliferazione di informazioni scorrette.

Ma anche l’utente – nel suo piccolo – può fare molto per ostacolare il meccanismo malato della condivisione impulsiva. Ecco 5 semplici consigli per riconoscere le bufale:

  • Analizzate bene il titolo della news e la grammatica – lettere MAIUSCOLE a iosa, ‘k’al posto di ‘ch’, puntini di sospensione in abbondanza… Chi gestisce una pagina fake e trasmette notizie false non è – di solito – un giornalista professionista, anzi. Gli errori abbonderanno, tradendolo.
  • Analizzate la grafica del sito – la maggior parte della volte un sito fake ha una grafica spartana. Non a caso viene sviluppato in modo amatoriale, da utenti che a malapena sanno scrivere. Figurarsi progettare un sito!
  • Utilizzate tool appositi – Lo sapete che esistono piattaforme per controllare una notizia? Snopes, ad esempio: è sufficiente inserire l’url “incriminato” nel motore di ricerca e lui vi dirà – in modo abbastanza sicuro – se la notizia è affidabile o meno. Interessante anche la pagina Bufale.net, da anni impegnata a smascherare i buontemponi del web.
  • Verificate le fonti – i siti più seri, quando pubblicano una notizia, segnalano le fonti usate per documentarsi: solitamente agenzie di stampa nazionali, come l’ANSA o, se la notizia è riportata su blog e forum, da testate giornalistiche registrate come Repubblica, Il Corriere della Sera o Il Sole 24 Ore.
  • Verificate se altre testate hanno condiviso la notizia – un articolo preso da solo non fa notizia. Se sentite odore di bruciato, controllate che website più autorevoli abbiano pubblicato la stessa notizia. Sarà la prova del nove.

Insomma, il segreto sta tutto lì: evitate di agire di impulso condividendo le notizie che vi suscitano emozioni forti. Se ve le suscitano, probabilmente, sono state costruite a tavolino per – scusate il gioco di parole –  farvi imbufalire. Contate fino a dieci e ripercorrete i 5 consigli per riconoscere le bufale. Se la notizia soddisfa i “criteri di qualità” potete condividerla a cuore leggero e gettarvi nell’arena rovente dei social.

Fonti:

Sole 24H https://goo.gl/C2rHkf
Stanford Graduated School of Education https://goo.gl/PwuIWa