Film consigliati – Song of the sea

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E ritorniamo a parlare di animazione, con una piccola perla del genere: Song of the Sea.
Uscito dalla fervida immaginazione di Tomm More – giovane animatore irlandese che si era già fatto notare con il candidato all’oscar “The Secret of Kells” – il cartone animato in questione è una piccola fiaba delicata e malinconica, che vi porterà per mano sulle coste irlandesi, in mezzo a giganti, folletti e… selkie.

Saoirse è una bambina particolare: a sei anni deve ancora imparare a parlare. Vive con il fratello maggiore Ben e il padre Conor su un’isola della costa irlandese. Con il mare ha un legame particolare e con il passare del tempo ne è sempre più attirata. Non è un caso: Saoirse, come la madre scomparsa, è una selkie, una creatura mitologica dotata di un canto fatato. Non ci vorrà molto perché questo potere susciti l’interesse della perfida strega Macha, che vuole impedire a Saoirse di rovinarle i piani.

E così Ben, che da sempre prova rancore per la sorellina (la incolpa per la sparizione della madre) dovrà mettersi in gioco e rischiare la sua vita per salvarla. In ballo non c’è solo la loro salvezza, ovviamente, ma anche quella dell’intero mondo magico!

Song of the sea è un cartone animato unico sotto tutti i punti di vista. Visivamente è straordinario, con uno stile che sembra appartenere ad un libro illustrato per bambini: un caleidoscopio di colori che vi trascinerà – fin dalla prima scena – in un mondo da fiaba, a cavallo tra realtà e immaginazione, tra acqua e terra, tra antico e moderno. Proprio come ci aspetteremmo da uno dei capolavori dello Studio Ghibli, da cui Tomm More prende in parte ispirazione, soprattutto nel modo in cui la leggenda sfuma nella quotidianità.

Unica è anche la storia, che dosa sapientemente mitologia nordica e problematiche attuali. Al centro c’è il conflitto tra fratelli – che prima si odiano e poi imparano a volersi bene – ma anche quello tra generazioni, fra gli adulti – timorosi che i figli scoprano il mondo anche nei lati più oscuri – e i bambini, che vengono chiamati a mettersi in gioco per crescere e scegliersi il loro futuro.

E poi, ad arricchire il tutto c’è il messaggio: non dobbiamo temere le emozioni né il dolore. Senza le risate, senza la paura e – perché no – senza le lacrime, non potremmo definirci esseri umani. Saremmo solamente pietra.

Insomma, Song of the Sea è un’opera di una bellezza struggente, la risposta intima ad un tipo di animazione 3D che ha ormai monopolizzato il mondo dei cartoni. Visti gli altissimi risultati dei film di More (o di quelli dello Studio Ghibli o di Sylvain Chomet) viene da chiedersi il perché, di questo monopolio 😉

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