Film consigliati – Split

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Dopo un evidente calo creativo, che lo aveva portato ad essere uno dei registi più schifati del globo, M. Night Shyamalan ritorna e lo fa in pompa magna. Ci aveva già provato due anni fa con l’ottimo The Visit, un mockumentary  a basso budget che ci mostrava i nonni come non li avevamo mai visti, trasformati in due psicopatici disgustosi che manco Regan de L’Esorcista. Un film particolare, quasi un voler tornare a fare cinema in punta di piedi, come a dire: “vi ho un po’ deluso, ecco che riparto dalle basi per cercare di fare il boom.”

E il boom c’è stato. Anticipato da una strategia di marketing piuttosto chiassosa, Split è la summa di tutto quello che ci potremmo aspettare da questo talentuoso e particolare regista. Un mix riuscitissimo di generi diversi, dal thriller psicologico all’horror vero e proprio, con qualche contaminazione comica o più propriamente grottesca. Una pellicola che riflette sulle immense potenzialità umane e sul mistero della nostra mente, un luogo su cui ci illudiamo di avere il controllo, ma in cui si possono nascondere veri e propri mostri.
Ciliegina sulla torta, c’è l’immancabile colpo di scena finale. Sennò che film di Shyamalan sarebbe?

Casey, Clare e Marcia, di uscita da una festicciola di compleanno, vengono rapite da un individuo misterioso e rinchiuse in uno seminterrato. Che il loro aguzzino sia pazzo appare chiaro da subito, ma fino a che punto? In un crescendo di terrore, le tre vittime scopriranno che dentro  Kevin albergano ben 23 personalità diverse e che una quarta, chiamata la Bestia, è pronta a mostrarsi al mondo. E loro tre, purtroppo, saranno la sua cena.

Raccontare la psiche dissociata di un assassino è una tema cinematografico/letterario vecchio come il mondo (Psycho, Shutter Island, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde), ma Shyamalan sa metterci del suo. D’altronde il genere thriller è un po’ come fosse casa sua e lui sa bene quali strumenti usare per stuzzicare noi poveri, ingenui spettatori, a partire dalla scelta della location (un seminterrato senza finestre, soffocante come non mai) alla posizione della telecamera, sempre nel punto giusto al momento giusto.
Il collegamento con l’Hitchcock di Psycho viene quasi immediato, soprattutto nel momento in cui il protagonista entra in scena vestito da donna. Al posto del Norman Bates di Anthony Perkins, però, c’è il Kevin di James McAvoy. L’attore statunitense se la cava egregiamente, riuscendo ad interpretare ben 9 delle 23 personalità del protagonista, nelle quali si è calato profondamente, in ogni minimo dettaglio, a partire dagli impercettibili movimenti del viso.

E arriviamo al fantomatico Shyamalan twist. Come di consueto, il regista gioca bene le sue carte, riconfermandosi per quel bravo narratore che è. Questa volta, però, il colpo di scena è meno roboante, quasi più intimista. Ci offre un punto di vista diverso da cui analizzare il personaggio di Kevin, suscitando in noi una domanda: il killer è davvero un carnefice o solo una vittima esasperata? Forse una risposta precisa non c’è, e perciò è come se il film stesso avesse personalità multiple, fosse spaccato e dissociato.

Insomma, l’ultima prova di Shyamalan è un film che saprà farsi ricordare e che riconferma il talento del regista, a mio parere uno dei film-maker più vulcanici degli ultimi anni, a proprio agio come non mai a raccontare una storia sinistra su uno dei luoghi più angusti e misteriosi del mondo: la nostra mente.
Il messaggio è chiaro: nel bene o nel male l’essere umano sa davvero essere straordinario. McAvoy docet.

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Città immaginarie – Sivela

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Conoscete Nuovoeutile? È un blog che si occupa di comunicazione e creatività. La curatrice è Annamaria Testa, una vera veterana del settore: copywriter, saggista, docente e consulente di comunicazione, ha firmato alcune fra le campagne pubblicitarie italiane più indimenticabili (indimenticabili nel vero senso della parola) come quelle per Ciocorì, Perlana e Ferrarelle. Ricordate lo slogan “È nuovo? No, lavato con Perlana?”
Ecco, appunto.

Qualche settimana fa Annamaria ha proposto ai suoi lettori un esercizio creativo davvero interessante, intitolato “Città immaginarie”. Spero di non fare un torto copiando la sua iniziativa sul mio blog, ma mi è sembrata così bella che non ho resistito. Sappiate che, se siete interessati a vedere il gioco originale, vi basterà cliccare qui.

Ma di che gioco stiamo parlando?
Di un esercizio creativo semplice, ma incredibilmente stimolante: anagrammate il vostro nome fino a creare il nome di una città “impossibile”. Poi descrivetela. Come? Nel modo che vi sembra più opportuno, purché questa città abbia qualcosa di voi, come se fra le vie, sui ponti, nelle case, ci fosse – invisibile ma presente – un po’ della vostra essenza.

Io ci ho pensato su e la mia città immaginaria è…

SIVELA

Sivela sorge al centro di un’immensa foresta, così immensa che nessuno è mai riuscito a raggiungerne i confini. Gli abitanti vivono di quello che trovano, cacciano, pescano, raccolgono frutti maturi dagli alberi, si vestono di fiori e foglie. Le case sono in legno, muschio e liane, così si possono smontare e ricostruire dove si vuole. Si cammina tanto ma sembra sempre che non si arrivi mai da nessuna parte, eppure i Siveliani non se ne curano. Vivono in comunità e il problema di uno è anche il problema dell’altro. Per questo, di problemi, ce ne sono ben pochi e tutti sorridono riconoscenti, e al sorgere del sole cantano, ballano e suonano il flauto.
Ogni tanto, però, qualcuno parte. Si carica le provviste nello zaino, si porta via il cane, saluta tutti, abbraccia mamma e papà, si inoltra fra il fogliame e scompare.
Non fa mai ritorno. Avrà raggiunto i confini che nessun uomo ha mai visto prima? O sarà morto solo, nel cuore della foresta? Non c’è una risposta e così, prima o poi, qualcun altro partirà di nuovo. La vita, a Sivela, è in fin dei conti sia dolce che amara.

I 5 tipi di libraio/libreria

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Silenziose, incantate e oggi troppo spesso dimenticate, le librerie hanno giocato un ruolo fondamentale nel nostro percorso di lettura (e scrittura). Ricordate la magia di entrare in un mondo “altro” rispetto al caos della strada? Di tuffarsi fra mille copertine di colori diversi, alla ricerca di non sapevate neppure voi cosa? Provate una fitta di nostalgia, eh?
Ecco  i 5 tipi di librerie in cui, sicuramente, sarete entrati almeno una volta nella vita:

  • La grande catena libraria – è un po’ come il supermercato: trovi tutto, tranne quello di cui hai davvero bisogno. Se cercate i classici, di solito li trovate in fondo, nella mensola più sfigata che per raggiungerla dovete prima passare tra le offerte speciali e i “romanzi” scritti dall’ennesimo pregiudicato salito alla ribalta dopo essersi strafogato di coca e mignotte. Dopotutto siamo in Italia, no?
    Alla cassa, molto probabilmente, c’è una ragazza che cicancica una chewing-gum e canticchia l’ultimo singolo di Justin Bieber mentre vi dà il resto. E il più delle volte il resto è sbagliato*.
  • Il vecchio che non vuole arrendersi – possiede una piccola libreria, di solito in periferia, che appartiene alla sua famiglia da generazioni. È sopravvissuta alla seconda guerra mondiale, alle brigate rosse, al terremoto dell’Irpinia o all’alluvione di Firenze, ma adesso la crisi se la sta mangiando viva. Il vecchietto però non vuole mollare: pisola su una poltrona accanto alla cassa, ma appena sente la porta aprirsi balza in piedi che pare tornato ragazzo, quando – sprezzante del pericolo – si arrampicava sulla grondaia per raggiungere la camera della sua bella.
    Se conoscete un librario di questo tipo, beh, inutile dire che vi conviene acquistare i libri lì. Molto probabilmente non troverete l’ultimo romanzo di grido, ma otterrete due storie: quella che comprerete e quella che il libraio vi racconterà.
  • Il collezionista – entrando in questa libreria avrete la sensazione di inoltrarvi nella stiva di un galeone pirata: libri antichi, con la copertina che sembra doversi disintegrare al minimo tocco, oggetti millenari – chissà a cosa serviva quella specie di alambicco che quasi quasi vi cavava un occhio? – sistemati alla bell’e meglio su sedie, tavoli e poltrone. Il libraio, un signore dall’età indefinibile, con pochi capelli e un paio di occhiali dalla montatura d’oro, vi accoglierà con un brontolio incomprensibile. Riuscirete a cavargli di bocca solo due parole: ‘giorno e ‘rivederci. Però, se cercate qualcosa di particolare – magari un antico trattato del ‘700 sulla pesca delle trote verdi della Lapponia – ve lo troverà seduta stante. E forse, dico forse, vi regalerà un sorriso. O era uno spasmo?
  • L’isola di Peter Pan – sono le librerie specializzate per bambini. E anche il libraio, dopotutto, è rimasto un po’ bambino. Con un entusiasmo “epidemico” vola fra gli scaffali, consigliando, a frotte di lettori in miniatura, il testo giusto che aprirà loro gli occhi. Il problema è che la magia si consumerà presto: pagina dopo pagina, libro dopo libro, ogni bambino sarà destinato a trasformarsi in un uomo e così Peter Pan avrà perso il suo cliente più appassionato. Una storia triste, non vi pare?
    E invece no! Molto presto quel bambino, ormai diventato uomo, entrerà in quella libreria con un altro bambino: il suo. E così la storia non avrà mai fine.
    Volete un consiglio? Qualsiasi età voi abbiate, trovate il coraggio di ritornare all’Isola che non c’è! Il libraio, che non sarà invecchiato di un giorno, riconoscerà il bambino che c’è in voi. Uscirete dall’Isola con un nuovo libro colorato… e una ventina di anni in meno!
  • I social – avete presente quando qualcuno vi dice che l’editoria è in crisi e che i libri cesseranno di esistere? I librai social non lo sanno e infatti i loro affari vanno a gonfie vele. Perché il segreto – loro l’hanno capito subito – è prendere ciò che di buono il presente può offrire. Creano video virali, post da migliaia di condivisioni, organizzano eventi di successo e… bum: in quattro e quattr’otto avranno contagiato anche voi! Vi ritroverete con le mani piene di libri – alcuni non sapevate neanche che esistessero – e pronti a ricondividere e retwittare qualsiasi loro iniziativa. In poche parole… sarete finiti nella loro rete!

E voi? Qual è la vostra libreria preferita? Se me ne sono dimenticato qualcuna non esitate a commentare! A presto e… viva i libri! 😉


*dai sto scherzando! Però le biografie di Corona e Favij non ci volevano proprio, eh!