Tutto molto chiaro

Finalmente, eccomi di ritorno con un racconto. Vi ero mancato, eh? Prima che iniziate a leggere, dovete sapere che questo racconto partecipa alla XIII sfida del Circolo Letterario Raynor’s Hall. E che il tema selezionato è ‘libero arbitrio’.

Ho voluto scrivere qualcosa di diverso, una specie di dibattito televisivo tra due politici su una riforma costituzionale che è un po’ la parodia di quella “vera” di dicembre.
Che c’entra questo col libero arbitrio? Diciamo che voleva essere una provocazione. Basta fare un salto su Facebook per notare che, su qualsiasi argomento, c’è sempre chi sostiene una cosa e chi un’altra.
“La carne fa venire il cancro!”
“No, non è vero! Anzi, fa bene! Mangiare solo verdure, invece, fa malissimo!”

Capito l’antifona?
E allora, mi viene da chiedermi, qual è la verità? Forse, dopotutto, non si può sapere. E se non si può sapere, allora, fino a che punto il nostro libero arbitrio ha davvero senso? Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità!
Buona lettura 😉

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«Benvenuti, cari telespettatori, a Populism 24, il programma trasparente dove la politica parla la lingua della gente. Questo è lo speciale per il Referendum costituzionale di settimana prossima. Che entrino gli ospiti: il ministro del lavoro Peppe Copuli e il deputato Ettore Prostadito!»

Gli ospiti entrano, elegantissimi, salutano la gente con la mano, strappando un miscuglio tra applausi sentiti e fischi infastiditi. Il più giovane, avrà una quarantina scarsa, si fa un selfie con il conduttore, poi tutti e tre si siedono sulle poltrone arancioni, a proprio agio come topi nudi in una scatola imbottita di ovatta. Il ministro Copuli, vecchia volpe della politica, aggrotta le sopracciglia e si sfrega il mento; il deputato Prostadito, vittima del suo stesso tick, continua a lustrarsi gli incisivi ingialliti con la lingua.

«Bene – esclama il conduttore, controllando il grosso orologio arancione, a forma di disco solare, che sta sopra le loro teste – avete tre minuti in tutto per spiegare le vostre posizioni sul Referendum di settimana prossima. Referendum che, ricordiamo per chi ci segue da casa, va ad approvare o bocciare il testo della riforma Maronfaldi del 15 febbraio 2017, che modifica la costituzione negli articoli 21, 100 e 18, sezione 23 bis, appendice U, colonna destra, quarta riga a partire dal basso, sesta se dall’alto. Vuole iniziare lei, ministro Copuli?»
«La ringrazio signor Prolizzi. Che dire? La mia posizione e quella del governo è chiarissma, e lo è da tempo. Se la riforma passerà, cosa di cui sono certissimo, perché l’Italia è stufa delle solite promesse, è piena di giovani che vogliono cambiare le cose, diamine e questa possibilità ce la dà proprio il Referendum, signori miei… Dicevamo, se la riforma passerà, molte saranno le cose che cambieranno. Innanzitutto, diminuirà il numero di senatori e questo porterà non solo ad un risparmio notevole sulle casse dello Stato (e, di riflesso, sulle tasche dei cittadini) ma anche ad uno svecchiamento dei meccanismi burocratici. Il che, me lo lasci dire, è un po’ il problema della vecchia Europa, Italia compresa…»
Ma il deputato Prostadito non ci sta. Rimessa la linguaccia tra i denti, si alza in piedi, furibondo e rosso in viso.
«E invece – strilla – è qui che vi sbagliate, voi del Partito Comunitario Egualitario Laico Popolare: queste sono solo vane promesse! Il vostro ministro Maronfaldi, astutamente malizioso, vuol far credere che diminuire il numero dei senatori sia un segno di grande democrazia ma, in realtà, la riforma fa sì che la partecipazione diretta dei cittadini venga limitata fortemente. E questo al Governo farà piacere, perché permette al Premier di avere ancora più potere. Ma questo lei non lo dice, eh? Né lei né la sua b…» e qui Prostadito si blocca, troppo arrabbiato per finire la frase. Al che il ministro Copuli sbatte le mani sul tavolo arancione, rovesciando la tazza di caffè portata da un pavido membro della troupe, un ventenne brufoloso cresciuto a pane e voucher.
«La sua? La sua? Continui, se ha il coraggio!»
«…La sua banda!» conclude finalmente Prostadito, sillabando la parola b-a-n-d-a come fosse ad una gara di spelling all’americana.
«Ah, ecco dove voleva arrivare! Con questa subdola parola lei vuole fare riferimento a quella montatura terribile che è stato lo scandalo Maialazzi di settembre scorso! Ma lo sanno tutti che il buon Maialazzi, padre di famiglia e collega stimatissimo, non aveva niente a che fare con ciò che la stampa di Destra lo aveva serpentinamente accusato!»
«Eh, non aveva niente a che fare! Ma mi faccia il piacere, in ballo c’erano gli interessi della Banca Gravida delle Due Sicilie, di cui Maialazzi è uno dei maggiori azionisti. E poi che parola è serpentinamente? Volete governare l’Italia ma non parlate nemmeno l’itagliano

Ora gli onorevoli sono venuti alle mani. Si tirano ceffoni sonori che sembrano Bud Spencer e Terence Hill in una serata no. Prostadito salta addosso all’altro, gli tira la cravatta e la morde a più riprese, quasi fosse la coda dispettosa di un maialino. Copuli grida in dialetto friulano, ogni tanto ci infila dentro una bestemmia da far crollare l’intonaco dai muri, e nel mentre continua a strappare i capelli del rivale, costati oltre diecimila euro in cure anti-caduta e trapianti follicolari.

Il conduttore lancia uno sguardo ammiccante verso le telecamere, come se tutto quel frastuono, invece di metterlo a disagio, lo diverta un mondo. Ed ecco che un suono fastidioso, come un potentissimo peto uscito da un culo meccanico, copre tutto quanto. È il grande orologio arancione, che è sempre l’ultimo ad avere la parola.
«Eeeee il tempo a vostra disposizione è finito, gentili ospiti – esclama, gioioso, il conduttore – Bene, cari telespettatori. Ora avete tutti gli strumenti per esercitare il vostro diritto di scelta. E mi raccomando: sabato, andate a votare. Ne va del vostro futuro! Avete visto Populism 24 su Canale3. Sigla.»
Tzum-tzum-tzum-ta-da-daaaaa…

Tlunk. Con un ronzio ovattato, lo schermo del televisore diventa buio. Carlo lancia il telecomando oltre i cuscini del divano e si gira verso Mattia. Si guardano in silenzio per qualche istante, soffocando a fatica uno sbadiglio.
«Allora, ti sei fatto un’idea per sabato?»
Mattia si infila un dito nel naso, rimesta per bene, cava fuori qualcosa di grosso che infila prontamente in tasca. Poi ribatte.
«Mah, direi che potremmo mangiare la solita pizza. Tu che dici?»

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