Errori da giovani scrittori – C’entra vs centra

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Ed eccoci qui con un’altra “puntata” della rubrica Errori da giovani scrittori. Le volte scorse abbiamo parlato di plurali problematici, di accenti e dell’uso di piuttosto che. Oggi è il turno di un errore meno appariscente ma assai diffuso: la grafia scorretta di c’entra. Vi è colata una goccia di sudore lungo la tempia? Non preoccupatevi: sbagliare una cosa del genere è cosa da tutti i giorni, soprattutto se siete giovani e baldi scrittori che cercano di farsi spazio nel “sottobosco del Web”. Ma basta perdere tempo e mettiamoci sotto: uno strappo e via, come un cerotto rimasto incollato ai peli del braccio.

Nel significato di “questa cosa non ha nulla a che vedere con quest’altra” la parola giusta e la grafia corretta sono -> che c’entra. Infatti c’entra sta per “che ci entra” (che c’azzecca), con elisione della i che precede la vocale. E quindi:

Che c’entra una cravatta a pois con una giacca a righe?

Invece la parola centra è una forma del verbo centrare (colpire qualcosa). Insomma, non c’entra nulla con il discorso che facevamo prima. Perciò:

Il pugile centra l’avversario con un destro.

Tutto chiaro, no? Ripeto: è un errore poco visibile ma, se ci pensate, dire “questa cosa non colpisce niente” non ha nessun senso 🙂

Veloce e abbastanza indolore, non è vero? Grazie e alla prossima 😉

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Errori da giovani scrittori -Plurali problematici

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Dopo gli spinosi argomenti delle precedenti rubriche (uso di piuttosto che e accenti) affrontiamo oggi un tema meno vasto ma altrettanto interessante: i plurali delle parole in -cia e -gia. Come dite? Li sbagliate continuamente e non sapete da che parte girarvi? Alle elementari, proprio per questo motivo, avete trascorso un mese dietro la lavagna con in testa un cappello con le orecchie d’asino? Nessun problema! Dopo questo rapido “foglietto illustrativo” i temibili plurali di queste parole non vi daranno più alcun problema! Perché c’è una semplice regola da fissare bene nel cervello, quando ci si trova davanti a parole come ciliegia, camicia, spiaggia eccetera eccetera…

Nelle parole singolari che finiscono in -cia e -gia, bisogna infatti guardare che lettera precede la c e la g. Se la lettera è una vocale, come nel caso di ciliegia, ecco che nel plurale la i rimane e si ha ciliegie. Se invece la lettera che precede la c e la g è una consonante, come nel caso di spiaggia, ecco che la i cade, e il plurale sarà spiagge. Semplice, no?

Altri esempi

  • grigia/grigie (questa qui la sbagliavo fino a un anno fa XD)
  • valigia/valigie
  • acacia/acacie
  • goccia/gocce
  • buccia/bucce
  • mancia/mance

Et voilà, anche per questa volta abbiamo finito 😉 Semplice e indolore, no? Se la guida vi è risultata utile, non dimenticate di mettere un mi piace! Alla prossima rubrica 😉

Errori da giovani scrittori – Accenti

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Benvenuti all’appuntamento con la rubrica fissa (più o meno) “Errori da giovani scrittori”: un prontuario semplice e veloce che ci mette in guardia sugli errori comuni con cui noi aspiranti scrittori ci troviamo a lottare ogni dannatissimo giorno. La volta scorsa abbiamo parlato dell’uso di piuttosto che. Quest’oggi è il turno di un tema ancora più importante: gli accenti.

L‘accento è un segno paragrafematico (contribuisce alla corretta grafia di una parola) che indica un aumento di intensità con cui deve essere pronunciata una sillaba. A volte l’accento non viene segnalato graficamente, ma è indispensabile farlo quando va a differenziare due omonimi, ossia due parole che altrimenti, nella forma, sarebbero assolutamente identiche.
Sono proprio queste forme a causare dei bei grattacapi agli aspiranti scrittori. Prima di elencarle, però, è opportuno ricordare che in italiano esistono due tipologie di accento: l’accento grave è e l’accento acuto é… Ma quando usare uno o quando usare l’altro? Ci può aiutare la pronuncia: l’accento grave si manifesta sulle vocali e e o con un suono vocalico aperto, mentre l’accento acuto con un suono vocalico chiuso. Sostanzialmente, la differenza che c’è fra la terza persona singolare del presente indicativo È e la parola perché. Nel dubbio, pensate a come pronunciate queste parole e il gioco è fatto: potrete scrivere senza paura di sbagliare caffè, poiché e affinché!
Piccola parentesi: la terza persona singolare del presente indicativo è questa: È. Molto spesso, invece, vi imbatterete in questa: E’. È sbagliata, perché l’apostrofo serve a segnalare una sillaba caduta che, in questo caso, non c’è mai stata. Purtroppo in molti giornali (e non solo) vi imbatterete nel famigerato apostrofo, e questo è il motivo per cui l’errore viene percepito poco (a volte ci casco anch’io, soprattutto se scrivo di fretta). Se non sapete come digitare la È accentata maiuscola, il semplice strumento di word “Inserisci” può risolvere il problema una volta per tutte. C’è anche su WordPress.

Come ho accennato prima, gli errori più comuni si hanno con alcuni omonimi. Perciò, ecco a voi la lista delle parole monosillabi in cui l’accento è determinante:

  • è (verbo essere) – e (congiunzione).
  • (avverbio di luogo) – la (articolo o pronome)
  • (avverbio affermativo) – si (pronome)
  • (pronome) – se (congiunzione)
  • (congiunzione) – ne (pronome o avverbio)
  • (avverbio di luogo) – li (pronome)
  • (verbo) – da (preposizione)

Attenzione: e non hanno bisogno dell’accento, questo perché non hanno omonimi veri e propri, se non le note musicali, difficilmente confondibili se si presta la giusta attenzione al contesto.

Attenzione²: La parola poco si tronca in po’ non in . Questo perché la caduta di una sillaba (in questo caso …co) viene sempre segnalata con l’apostrofo, NON con l’accento.

“Dammi un po’ di zucchero, baby”

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E questo è tutto! Spero che la rubrica vi stia tornando utile. Oh, se non sapete chi sia il personaggio nella foto, vi consiglio di guardarvi “La Casa”, “La Casa 2″ e L’armata delle Tenebre” di Sam Raimi (il talentuoso regista di Spider-Man). Se vi piacciono gli horror “artigianali” degli anni’80, è la serie che fa per voi! A presto! 😉

Errori da giovani scrittori – Piuttosto che…

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Ho deciso di dare il via a questa nuova rubrica (l’ennesima XD), sperando che si riveli utile per chi, come me, ama la scrittura e vuole migliorare costantemente. Perciò, di settimana in settimana, andremo a vedere i principali errori che colpiscono gli “scrittori in erba”: apostrofi messe nei posti sbagliati, accenti scomparsi nel nulla, parole scritte scorrettamente, “d” eufoniche infilate dappertutto… Poche e semplici regole da appuntarsi bene nel cervello. Perché non si finisce mai di imparare e questa, per chi scrive, è l’unica vera regola.

Dimenticavo: nella scrittura, le regole possono sempre essere infrante, per ragioni di stile o per perseguire un determinato scopo (Hagrid, nella saga di Harry Potter, si esprime con un linguaggio stentato, sbagliando continuamente i congiuntivi; ovviamente era l’intenzione precisa di J.K. Rowling, che voleva sottolineare in questo modo le umili origini del personaggio). Chiaro che, per poter infrangere le regole bisogna prima conoscerle a fondo. E questa è una cosa che purtroppo sfugge a chi si trova a muovere i primi passi nel mondo della scrittura. Gli scrittori in erba hanno troppa fretta di scrivere e, se commettono un errore, difficilmente ritornano sui propri passi per correggerlo. In questo, c’è sicuramente una buona dose di insicurezza: si teme che l’errore sia la testimonianza della propria incapacità o inesperienza. Eppure riconoscere i propri errori non è una tragedia, anzi: solo così si possono costruire delle solide fondamenta, altrimenti… Flap, il palazzo che stavamo costruendo ci crolla sulla testa, e tanti saluti.

Ma bando alle ciance e arriviamo all’errore di oggi: l’uso scorretto di “piuttosto che“.

GIUSTO

“Piuttosto che” ha il significato di “anziché” o “invece di” e si usa nel caso di proposizioni comparative e avversative. Volendo fare un esempio:

  • Proposizione comparativa: “preferisco disegnare con la matita piuttosto che usare il pennarello.”
  • Proposizione avversativa: “Piuttosto che studiare per l’esame esco a bermi una birretta (yeah)”

Questi due usi sono quelli corretti, ma negli ultimi anni se ne sono affiancati altri due, che sono sconsigliati perché rischiano di creare ambiguità.

SBAGLIATO

  • Il primo è l’uso di “piuttosto che” con il significato disgiuntivo di o, oppure… ES: “Possiamo andare al ristorante cinese piuttosto che in paninoteca.”
  • Il secondo, è l’uso di “piuttosto che” col significato di “inoltre” o “oltre che”. ES: “Al pranzo di Natale si mangia di tutto: zampone piuttosto che lenticchie, piuttosto che tartine al salmone!”

Effettivamente, questi usi scorretti sono entrati a tal punto nell’uso quotidiano, sia parlato che scritto, che ormai non li si “percepisce” più come sbagliati. Se vi interessa approfondire l’argomento, questo è il link dell’Accademia della Crusca.

Spero che questa rubrica possa tornarvi utile. La prossima volta si parlerà di… accenti! A presto 🙂